"There must be something strangely sacred in the salt. It is contained in our tears and the sea."
"In the sea, there is no distinction between east and west, it is people who create these distinctions."
"There must be something strangely sacred in the salt. It is contained in our tears and the sea."
"In the sea, there is no distinction between east and west, it is people who create these distinctions."
I spent nine months on the Asian continent before turning my itinerary first to Australia and then to North America. In the middle of the Pacific Ocean to be crossed without planes. I did it with a merchant cargo ship and the voyage lasted the beauty of twenty-six days.
Il Cammino dei Briganti supera i 100 chilometri, da percorrere a piedi e nelle mie intenzioni in 5 o al massimo 6 giorni. Viaggiando in bicicletta non potevo contare su uno zaino più adeguato, direi un 40/45 litri almeno, ma su un piccolo zainetto da 22 litri... Mi sono dovuto ingegnare e inevitabilmente ho dovuto anche compiere alcuni errori.
Sono ormai mesi che sentiamo parlare di turismo di prossimità e di riscoperta dell'Italia, soprattutto quella meno conosciuta e non assalita dalle grandi masse. Autentiche perle e tesori nascosti che quest'anno ci siamo ritrovati a scoprire con la consapevolezza che non c’è alcun bisogno di andare all'estero per vivere autentiche emozioni e soprattutto adrenalina nella natura.
Stare chiuso in casa per quasi quattro mesi è stata veramentee dura per un viaggiatore seriale come me. Sono rientrato dall'Islanda il 19 febbraio e chi lo andava ad immaginare che il mondo poi sarebbe cambiato così tanto... Il paziente 1 di Codogno, quella cittadina così vicino alla mia Piacenza da farmi decidere precauzionalmente di non partire per il viaggio di gruppo del 25 febbraio in Sri Lanka. Pian piano, sempre più chiusi in casa tutti i viaggi programmati saltavano: Giappone, Korea, Cappadocia, Marocco, Indonesia, Sud Africa...
Terzo approfondimento sul Cammino dei Briganti raccontandoti passo per passo, tappa per tappa, tutto ciò che ho incontrato sul sentiero. Dopo le prime due tappe di avvicinamento a Cartore, la terza trascorsa al Lago della Duchessa, con le ultime due si ritorna al punto di partenza, ovvero Sante Marie.
La tappa facoltativa che porta al Lago della Duchessa è il cosiddetto Anello di Cartore: due sono le alternative, una più semplice di 12 km e una di 15 km, ma con dislivelli più importanti e consigliata solo per escursionisti esperti. Come nelle precedenti tappe mi sono riservato di scegliere solo una volta in cima, dove ho conosciuto dal vivo la storia del pastore Americo. E alla fine ho optato per il circuito lungo, 15 km di bellezza assoluta.
L’Islanda per me è ormai una seconda casa durante gli inverni, una tappa è sempre d'obbligo. Non vedo quindi l’ora di portarvi nuovamente a farvi scoprire questa terra meravigliosa! Un viaggio on the road tra geyser, cascate, ghiacciai, spiagge nere che ogni notte vi porterà a caccia di sua maestà, l'aurora boreale!
Quest'anno il classico viaggio in Islanda invernale a caccia dell'aurora boreale durerà 8 giorni!!! In questo modo godrai anche della penisola di Snaefelness che è un autentico tesoro! Oltre ovviamente alla possibilità diavere una notte in più per ammirare la signora danzante nei cieli.... Altra grandiosa novità di quest'anno sono i voli diretti dall'Italia, senza scali in modo da poter avere ancora più tempo da dedicare alla terra dei ghiacci. Dormiremo in cottages fighissimi e in guesthouse tradizionali, niente ostelli o camerate! La benzina e la polizza annullamento con noi sono da sempre incluse!!!
Che aspetti? Vieni con me? Dai non ti resta che iscriverti a questo link.
Qualche dubbio? Prova a dare un'occhiata all'itinerario.
ITINERARIOGiorno 1 11 novembre 2020 PARTENZA DALL'ITALIA E ARRIVO IN ISLANDARitrovo all’aeroporto e partenza dall’Italia. Arrivo in serata all’aeroporto di Keflavik, ritiro dei minivan e trasferimento verso il nostro hotel a Keflavik dove pernotteremo.
Appena terminato il lockdown una delle mie priorità era tornare nella natura, possibilmente a fare trekking di più giorni in tenda e così mi sono buttato su un cammino che da qualche anno ha iniziato a far parlare di sé, il Cammino dei Briganti. Le aspettative, ve lo confesso, erano veramente alte ma non tutto è andato come immaginavo...
Dato che siete sempre in tantissimi a chiedermi informazioni e dritte sugli zaini e cosa infilarci dentro ho pensato di fare un breve articolo corredato da un video. La premessa fondamentale è che è molto difficile dire in senso assoluto cosa ci deve o non deve essere ma per viaggi tipo i miei, ovvero fatti di lunghe camminate all'aperto e tante svariate attività, vi mostro i capi d'abbigliamento e gli accessori che io non mi faccio mai mancare! Fatene buon uso! 😜
È la volta di un nuovo itinerario in un luogo che conosco molto bene avendolo attraversato da Sud, dal confine con la Mauritania fino a Tangeri, a Nord. E poi l'Atlante e il suo deserto ad Est, mentre ad Ovest sono le onde dell'Oceano Atlantico a delimitarne i confini. Sto parlando ovviamente del Marocco.
Oggi vi porto alla scoperta di un paese che è molto desiderato ma non è estremamente turistico anzi! Sto parlando della Bolivia uno stato cuscinetto tra il Perù e in Cile dal lato dell'Oceano Pacifico e tra Paraguay, Argentina e Brasile per il lato continentale. La Bolivia è un territorio estremamente interessante ma molto povero con tantissime cose da vedere soprattutto a livello di paesaggi e natura. Famosissimo è ovviamente il deserto di sale Salar de Uyuni ma in realtà c'è tantissimo in più da visitare e ammirare come per esempio la Foresta Amazzonica.
La Patagonia è quella regione sudamericana compresa tra Cile e Argentina che arriva fino alla fine del mondo in quella che viene più comunemente chiamata Tierra del Fuego. È una regione talmente vasta e talmente affascinante da poter essere considerata come un territorio a parte nonostante sia divisa tra i due paesi sudamericani: durante il mio giro del mondo ho avuto la fortuna di poterla attraversare tutta dapprima sulla costa cilena e poi risalendo dalla Tierra del Fuego fino al confine in quella argentina.
Sono veramente pochi i posti nel mondo che mi fanno battere il cuore come il Nepal. Questo piccolo stato arroccato sulle montagne dell'Himalaya mi ha da sempre colpito. E come potrebbe essere altrimenti? Ha tutto. Tranne il mare anche se anticamente pure il mare era presente tra queste montagne. C'è tanta natura tra le montagne himalayane, i boschi ricchi di fiumi e torrenti, i laghi e pure la bassa pianurq al confine con l'India dove nella giungla si possono ammirare rinocerronti, elefanti e addirittura tigri.
Si dice che per creare un'abitudine nel nostro comportamento quotidiano occorre ripetere la medesima azione per 21 giorni. Tre settimane affinchè quel determinato comportamento si traduca in una vera e propria abitudine consolidata, di quelle difficili da perdere. Oggi ne sono passati ben più di 21 dai primi blocchi che a Piacenza, dove vivo io, sono iniziati fin da subito a causa della vicinanza con il focolaio e a causa dei numerosissimi morti e contagiati.
Oggi è circa un mese che tutto ha avuto inizio. Ricordo i primi giorni, le prime notizie sul web, i primi blocchi, le prime conferenze di Conte, le prime volte al supermercato con guanti e mascherine, le prime autocertificazioni. Lentamente siamo entrati in una dimensione dove realmente il mondo è fuori dalla nostra finestra. Non è possibile non interrogarsi in questi giorni sul ruolo attivo e consapevole - anche se talvolta anche inconsapevole - dell'essere umano e dei profondi cambiamenti che ha imposto alla natura. Continuo a puntare sulla consapevolezza come obiettivo di questa pausa forzata perchè non dobbiamo tornare alle vecchie abitudine ma imporcene di migliori. Durerà ancora a lungo questo blocco ma nel frattempo per fortuna le sirene delle ambulanze sono leggermente diminuite di frequenza e le notizie al telegiornale sebbene restino drammatiche lasciano trasparire un po' di speranza, una luce in fondo a questo tunnel.
È difficile riuscire a spiegare con parole cosa significa visitare un paese come l'Islanda: la natura è padrona come non mai, custode di questa terra di ghiacci, cascate e geyser. Un luogo dove devi sempre fare i conti con Lei ma che ti sa sorprendere come poche volte nella vita con luci che esaltano i paesaggi desolati e illumina danzando il cielo scuro del Nord.
L'uraganoPer la mia sesta volta in Islanda, la seconda in pieno inverno, ho avuto un benvenuto per niente spiritoso: un uragano. Già l'Islanda è terra dove, viaggiando on the road, ad ogni stazione di servizio vi è sempre, h 24, un monitor acceso sulle condizioni meteo delle strade. Stavolta appena atterrato con il gruppo vi erano cartelli di allerta dovunque e persino l'autonoleggio si è più volte raccomandato di non mettersi alla guida il giorno seguente, erano attesi venti ad oltre 180 km/h. Tutti i programmi saltano, anziché iniziare ad esplorare subito l'isola, con il gruppo optiamo per starcene a Reykjavik due notti.
ReykjavikAvevo sempre sottovalutato la capitale islandese e gli avevo sempre dedicato poco tempo, giusto un pranzo da Sea Baron per una zuppa d'aragosta e qualche spiedino di pesce e un giro sia alla chiesa Hallgrímskirkja, un luogo di culto luterano moderno e imponente che domina la collina sopra la città, e infine un giretto per ammirrare i tanti murales che colorano gli edifici islandesi. È stata quindi l'occcasione per visitare l'Harpa, un centro conferenze e teatro che incanta spesso i passanti con giochi di luci artificiali e riflessi del sole sulle pareti esterne completamente vetrate. Un gioiello architettonico anche dentro con giochi a effetto con scale e colonne oltre agli innumerevoli specchi. La città ha un ritmo dolce e lento e si è rivelato molto piacevole passeggiare tra le sue vie sebbene il vento ci trascinasse via e abbiamo rischiato varie volte di cadere....
Verso SudIl giorno dopo l'uragano si è calmato ma i venti continuavano a soffiare fortissimo e mettersi in marcia poteva voler dire rischiare ancora tanto. Abbiamo deciso di muoverci piano cercando di raggiungere il posto più a sud possibile per poi riuscire a visitare il resto dell'isola senza dover rincorrere nulla quando le giornate erano previste migliori. Di solito lascio Skogafoss e Seljalandfoss come gran finale dei miei viaggi islandesi ma questa volta sono stati un ricco antipasto. Tutto sembrava andare per il meglio ma verso Vik i venti hanno cominciato ad aumentare sensibilmente raggiungendo i 53 m/s ovvero la bellezza di 190 km/h. Abbiamo tenuto duro, guidando con prudenza e infine siamo giunti a Vik sotto una forte nevicata.
La nature toglie, l'Islanda restituisceDi sicuro non è stato l'inizio del viaggio migliore in assoluto ma la caparbietà alla fine ci ha premiato. Ad attenderci tre giorni di sole e giornate terse a zonzo tra il sud est delle coste islandesi, il luogo più scenografico d'Islanda! Abbiamo vissuto giornate intense a fotografare ogni possibile riflesso di luce tra i ghiacci di Diamond Beach, tra le rocce basaltiche di Svartifoss, tra le lamiere del relitto aereo C 117, tra le onde a infrangersi sulla spiaggia nera, nell'immensità che si respira di fronte al ghiacciaio Svinafellsjokull... Non avevo mai visto l'Islanda tanto bella in inverno. E l'Islanda spesso restituisce ciò che ha tolto... Le ultime due notti infatti le abbiamo trascorse a prendere del freddo, con il naso all'insù, ad ammirare una delle più belle ed emozionanti visioni che la natura, che Madre Natura, è in grado di offrirci: l'aurora danzante nel cielo che ci ha salutato con anche il suo vestito da sera... rosso!!!
Dopo la sfiancante salite al vulcano Kilimanjaro quello che vi voleva erano proprio alcuni giorni di relax nella bellissima isola di Zanzibar. Ci ero già stato nel 2008 ma questa volta non mi sono unicamente concentrato sulle spiagge e sul mare, sono infatti andato nel centro dell'isola a visitare una fattoria che coltiva spezie, ho fatto un saluto alle tartarughe giganti di Prison Island e ho dato un’occhiata pure al museo di Freddy Mercury a Stone Town.
E ovviamente mi sono anche immerso tra i famosi cavallucci marini.
Sarà probabilmente il suo nome: Kilimangiaro. Sarà come svetta dalla piatta savana quell'unica montagna africana libera da ogni altra catena montuosa. Sarà che è un vulcano, e un vulcano tra i più belli del mondo. Sarà per quell'anello di neve in cima e gli animali alla sua base. Sarà per un sacco di altre motivazioni ma il monte Kilimanjaro mi ha da sempre affascinato. Al punto che ho deciso di iniziare l'anno raggiungendo la cima del suo cratere.
Lo so, lo so, Amsterdam è conosciuta soprattutto per i suoi coffee shop e per le prostitute in vetrina nel suo quartiere a luci rosse ma avendo l’opportunità di tornarci per la terza volta nella mi vita durante uno stop over di dieci ore ho pensato fosse più opportuno raccontarvi quello che davvero ha da offrire questa città in così poco tempo senza chiudersi in una sala fumante...
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