Trip Therapy

Amare la vita attraverso la fatica è penetrarne il segreto più profondo

Annapurna

La fatica.

La fatica è davvero necessaria per comprendere realmente la visione che si prospetta di fronte ai propri occhi. Un paesaggio, per quanto bello possa essere, acquista un valore intrinseco superiore quando si è faticato e lottato per ottenerlo.

Quando stavo viaggiando in giro per il mondo il Nepal è stato il luogo che ha segnato maggiormente la mia avventura. I primi passi lenti, le prime profonde conoscenze del territorio, i primi veri legami umani. Ero stato a tal punto coinvolto che, nonostante ci abbia passato oltre tre mesi, mai mi ero allontanato dalla capitale se non un piccolo trekking a Pokhara.

Una volta rientrato a casa, ho girato tutta  l’Italia e nelle presentazioni o nelle interviste spesso mi venne chiesto del Nepal sia in merito alle mie esperienze sia poichè sono in tanti a percepirlo come un luogo magico, straordinario.

 

Il viaggio della Backpackers Academy.

E così ho deciso di organizzarci un viaggio di gruppo affinché anche altre persone possano riconoscersi e comprendere questo paese umile e spirituale.

Alla ricerca di un momento, di una emozione che abbiamo trovato, guarda caso dopo giorni di fatica e condivisione. Abbandonando i comfort, lasciandoci indietro lussi e comodità quando ci siamo ritrovati a camminare tra i boschi e le montagne dell’Annapurna Conservative Area. Di notte al freddo, bevendo chai e raccontandoci storie, mangiando dhal bat e ridendo e scherzando, sentendoci uniti.

Quella fatica,  necessaria per apprezzare la visione sublime proprio di sua maestà il comprensorio dell’Annapura, a Poon Hill. Una salita lunga tre giorni per giungere ad uno dei luoghi panoramici più belli del pianeta; a circa 3400 metri di altezza camminando nelle tenebre per vedere sorgere il sole e illuminare il comprensorio dei giganti oltre 8000 metri.

Un momento, quel momento.

Gli occhi lucidi, la sorpresa, la meraviglia e soprattutto la consapevolezza.

Quella consapevolezza che si ha solo guardandosi indietro, osservando i passi che si sono compiuti per arrivare fin lì, non solo negli ultimi giorni, ma nella vita stessa, quella sensazione di vertigine.

La montagna più del viaggio è metafora della vita stessa. Quelle albe e quei panorami non sono che quei momenti di lucida coscienza nella propria vita. E proprio come le montagne, si punta sempre più in alto, sempre più in là.

E guarda caso, da lassù, l’orizzonte è molto più in là.

 

 

 

Attrezzatura tecnica per il trekking

Voglio ringraziare Canadians Sports & Fishing per avermi supportato con materiale tecnico in questo trekking:

Giacca Snow&Storm 3in1 ; pantaloni FastDry; calzamaglia e maglia termica; cuffia li trovate sullo store on line cliccando qui.

 

 

"Amare la vita attraverso la fatica è penetrarne il segreto più profondo" è una citazione di Khalil Gibran

 

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Diabete in Asia: rischi calcolati e gustose opportunità

Il diabete in Asia

Di tutti i continenti visitati durante il mio giro del mondo senza aerei, indubbiamente l’Asia è quello che meglio si presta alla gestione del diabete da parte del viaggiatore.

Come sempre accade, infatti, in viaggio la variabile legata al cibo è sempre la maggiore discriminante nonchè la più difficile da gestire.

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La cosa più difficile è la decisione iniziale di agire, il resto è solo tenacia. Le paure sono tigri di carta.

Royal Bengal Tiger

In attesa dell’arrivo di un amico italiano a Kathmandu per poterci finalmente dedicare al 100% nel progetto Human Traction mi ritrovo ad avere una settimana libera nella capitale. Stanco del traffico, dell’inquinamento e della sporcizia inizio a pensare di esplorare un po' il Nepal, stato in cui ho passato quasi cinque mesi della mia vita, ma di cui conosco solo la valle di Kathmandu e la zona di Pokhara.

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Fa che sia il tuo cuore a scegliere la meta, e la ragione a cercare la via.

Pashupatinath

Piano piano, giorno dopo giorno sto tornando a riassaporare quei momenti che ho trascorso negli ultimi anni a viaggiare, con una meta in testa, ma con lo spirito e il cuore aperto a mille variabili sulla strada. Le prime settimane a Kathmandu sono proprio questo, il ritrovamento di una sorta di equilibrio che io raggiungo solo una volta nomade. Una ulteriore consapevolezza nel sentiero della mia vita.

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Ci sono sempre mille soli al di là delle nuvole.

Swayambhunath

 

Swayambhunath è il complesso di templi e stupa buddiste che domina la città di Kathmandu. Secondo lo Swayambhu Purana, l'intera valle di Kathmandu era un tempo un enorme lago, dove nel centro cresceva un loto che emanava una incredibile luce. Manjusri, il bodhisattva della conoscenza, ebbe una visione del loto di Swayambhu e si recò per venerarlo.

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Ci sono solo due errori che si possono fare lungo la strada verso la verità: non arrivare fino in fondo, e non partire.

Boudhanath

Non nascondo che i primi giorni a Kathmandu ero piuttosto disorientato. L’avevo trovata come l’avevo lasciata o almeno in una chiave molto superficiale. In realtà è cambiata eccome, l’ombra del terribile terremoto del 2015 aleggia ancora nell’aria e negli occhi delle persone.

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Ogni onda sa di essere mare. Ciò che la disfa non la disturba perchè ciò che la infrange la ricrea.

Kathmandu 3 anni dopo

Per la prima volta nella mia vita atterro all’aeroporto di Kathmandu. Non mi sembra vero quello che vedo fuori dal finestrino: a causa di un affollamento in pista dobbiamo sorvolare i cieli della capitale nepalese per circa venti minuti. Non è una seccatura, anzi. Al mio fianco svettano i giganti himalayani, posso facilmente riconoscere l’Everest e guardando il monitor dell’aereo mi accorgo che stiamo volando a circa 5000 metri.

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Non esistono libri con una sola pagina

Bangkok

Oggi inizia un nuovo viaggio. Per una persona come me quasi ormai rasenta la routine, ma a volte ci sono viaggi che racchiudono in se sfaccettature per nulla banali.

Otto mesi fa chiudevo il mio giro del mondo senza aerei in 1000 giorni, e quell’11 febbraio fu in assoluto il più bel giorno di questo incredibile pezzo di vita. Riabbracciare la mia famiglia, i miei amici, la mia terra.

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Con il diabete a spasso nel sud est asiatico

Hong Kong

L'India sembrava avermi inghiottito senza darmi alcuna possibilità di attraversarne le frontiere senza aerei. Ero anche rientrato in Nepal con l'idea di tornare sui miei passi in Tibet, ma in questo caso è stata l'ambasciata cinese a mettersi di traverso negandomi il visto singolo.
Mi restava una sola soluzione, l'incubo di ogni viaggiatore che stia attraversando il mondo via terra: la frontiera India-Birmania.
Una frontiera ufficialmente aperta, ma difficile da attraversare per la moltitudine di permessi richiesti al solo fine di poter accedere a quelle zone.

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Thai feel (street) food

involtini thai

A cura della Dr.ssa Alessandra Bosetti
Dietista Clinico
Clinica Pediatrica – A.O. Luigi Sacco, Milano

BISOGNA MANGIARE CON GLI OCCHI….

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C'è chi gira il mondo senza aerei e chi lo fa in bicicletta!

Bastien Dissident cycle

L'incontro con Bastien, in Laos, raccontato con le sue parole.
Lui è francese, ha 31 anni ed è di Parigi. Ha mollato tutto ed è partito, in bicicletta.

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Le mille luci di Hong Kong

Hong Kong

Non amo follemente le città e tantomeno le metropoli. Quando quasi un anno fa progettavo il mio giro intorno al mondo mi immaginavo questi giorni in Indonesia, sulle isole Gili, oppure a Flores, un vero paradiso terrestre. Alla peggio potevo essere a Timor est, uno di quei posti che sicuramente entrando nelle agenzie di viaggio non avete mai sentito nominare. Affascinato dai posti più remoti non potevo farmi mancare un isola sperduta dove persino le migliori assicurazioni internazionali non coprono alcun sinistro.

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Tieni viva in te la capacità di continuare a meravigliarti.

Yunnan

Che stai entrando in Cina te ne accorgi già dalla frontiera.
La dogana laotiana è una casetta con un paio di sportelli, qualche domanda e tanti sorrisi.
Arrivi dalla parte cinese e ad accoglierti un palazzo avveniristico con all'interno banchi d'accoglienza e metal detector come se fossimo in un aeroporto.

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Se la nostra esistenza si svolge all'insegna della ricerca della felicità, forse poche cose meglio dei viaggi riescono a svelarci le dinamiche di questa impresa.

Buddha sdraiato  - Laos

Un cielo turchese come solo certe mattine di marzo. Montagne che si ergono come pinnacoli dalla giungla. Un fiume, il Mekong, così importante da non sembrarlo affatto quando ti siedi sulle sue rive ad ammirarne il tramonto. Cascate a gradini, con acqua azzurra e pura, in mezzo ad una natura rigogliosa. Caverne spettacolari che volgendogli le spalle aprono delle vedute incredibili sul territorio circostante. E poi ancora templi, stupe e infinite statue di buddha, dovunque. I monaci vestono color zafferano e arancione e al mattino, prima dell'alba, li puoi vedere raccogliere le offerte della popolazione locale.

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Non c'è strada che porti alla felicità, la felicità è la strada

Khon Kaen

Certe emozioni, certe sorprese, certa Vita te le può dare solo il viaggio, solo il mettersi in strada abbandonandosi all'ignoto, alle correnti dell'universo.
Mi sono trovato a disagio a Bangkok prima, e in Cambogia a Siem Reap poi.
Posti conosciuti e frequentati da migliaia, troppi turisti.

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Viaggiare è un arte. Il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori.

Angkor wat

"Viaggiare è un arte. Il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori."
Tiziano Terzani

I miei piani prevedevano circa due mesi e mezzo a zonzo per il sud-est asiatico.
Complice il difficile attraversamento della frontiera India - Birmania e il forzato ritorno a casa, questi due mesi si sono ridotti a tre settimane.

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Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.

Ayutthaia - thailand

Quattro settimane. Un mese circa. Tanto è durata la mia forzata permanenza in Italia.
Catapultato dall'oriente all'occidente senza preavviso in trenta ore per poter assistere a mio padre ammalatosi improvvisamente e inaspettatamente.
Avremmo dovuto vederci a breve, avevamo programmato di passare un mese tra Vietnam e Laos. Mi avrebbe dovuto salutare ad Hong Kong dove io avrei preso il cargo per l'Australia e lui avrebbe dovuto proseguire in Cina.

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Viaggiare significa aggiungere vita alla vita

Mandalay

25 dicembre 2014. Imphal, regione del Manipur, Nord Est India.

È Natale. Mi sveglio presto la mattina, come ogni giorno nella fattoria da dieci giorni a questa parte. Le connessioni qui sono pessime, riesco a malapena a controllare i whatsapp e le mail. Qui non c’è traccia del Natale, non un albero addobbato, non un babbo natale.

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Conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte.

Manipur

Tutto immaginavo nella mia vita tranne passare il Natale nella regione del Manipur indiano.
Qui, in una fattoria organica, sono stato accolto come uno di famiglia e ho passato uno dei natali più strani che potessi immaginare.
Mi manca la mia famiglia, i miei amici e le persone più speciali della mia vita.

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L'incontro con Charlie, un irlandese divenuto Baba

With Charlie Baba

Durante la mia esperienza in Nepal ho avuto l'opportunità di conoscere Charlie, un ragazzo irlandese che ha messo radici a Kathmandu. Vive nella capitale nepalese da circa dieci anni e durante il mio ritorno in questa nazione sono stato ospite a casa sua per un paio di giorni, ora sulle montagne dell'Himalaya. Qui ha un umile dimora, quattro mucche, tanta terra da coltivare e anche qualche cucciolo di cane.

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Mi chiamo Claudio, ho 36 anni, sono stato un bancario per caso, mentre sono sempre stato un viaggiatore per passione. Razionale, ma anche sognatore, amo la vita e credo fortemente che la stessa possa regalare alle persone che inseguono le proprie passioni le opportunità di realizzare i propri sogni.

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