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Non si può essere infelice quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento.

Sao Luis - Brasil

La sveglia suona che ancora è buio pesto. I rumori della foresta nell'oscurità sono ancora più forti e io sulla mia amaca mi perdo ad ascoltarli. La notte ha piovuto tanto e tutto intorno la terra è diventata fango. Lascio che suoni anche la seconda sveglia, mi alzo dall'amaca e quasi scivolo su questo terriccio umido. Sono scalzo e ho i piedi pieni di fango. Non me ne preoccupo, mi piace sentire la terra, affondarci dentro, sentirmi parte di essa.
Un rapido caffè e saluto la famiglia di indigeni che mi sta ospitando. Abbracci e risa hanno accompagnato questi ultimi giorni.

La barchetta che mi riporterà a Manaus corre veloce sul fiume. Mi guardo intorno, in silenzio.
Contemplo per l'ultima volta quel fiume nero, quegli alberi, smeraldo tra la natura.
Puzzo e sono decisamente sporco quando rientro nella grande città. Neanche il tempo di fare una doccia, solo una fugace colazione e già mi ritrovo su un'altra barca in mezzo ad altre trecento persone.
Sarà la mia casa per cinque giorni, da Manaus a Belem. Ovviamente ho il passaggio più economico, quindi monto la mia amaca tra tutte le altre e, per avere vicino le prese elettriche, accetto il compromesso di dormire vicino ai bagni. L'odore non è il migliore, ma così posso lavorare al computer durante questo lungo viaggio.
Ovviamente la partenza ritarda di qualche ora, ma quando il viaggio si misura in giorni, certi ritardi non hanno alcuna importanza.
I giorni scorrono ormai veloci, troppo. Ci ho fatto il callo a certi viaggi, ma è proprio il tempo in generale a scorrere veloce in questa mia avventura.
Arrivo a Belem di notte e, su consiglio di alcuni brasiliani, mi fermo a dormire in barca, attraversare la città è troppo pericoloso a quell'ora.
Inizio davvero a sperimentare la pericolosità del Brasile e per la prima volta da quando sono partito mi faccio condizionare. Poco male, Belem offre quasi nulla, quindi il giorno dopo vado a prendere il bus per arrivare a São Luis, una graziosa città coloniale più a est.
Un'altro giorno in viaggio, l'ennesimo, ormai negli ultimi venti giorni sono più quelli passati a spostarmi che quelli in cui ho potuto visitare ed esplorare luoghi. Un po' la situazione mi pesa, ho bisogno di un po' più di stabilità e avrei voglia di fermarmi a conoscere in profondità una regione, una città oppure anche solo un villaggio.
Arrivo la sera tardi, mi sconsigliano di prendere un bus pubblico per via di pericolosità e delinquenza.
Divido quindi un taxi e arrivo alla mia posada, in pieno centro.
La zona è completamente deserta e le poche persone che vedo dai finestrini sono sicuramente poco raccomandabili.
Arrivo alla posada, lascio lo zaino, abbandono tutto in camera e provo ad uscire con solo ed esclusivamente pochi Realis in tasca. La ragazza alla porta mi blocca e mi intimorisce di non azzardarmi a camminare solo di notte. Le ribatto che non ho nulla con me, ma questo sembra essere addirittura peggio. Qui il problema grosso è il crack, una droga che rende disperati e violente le persone. Se non hai niente potresti comunque ricevere una lamata.
Sono scettico, ma interpreto come correnti universali questi consigli e così prendo nuovamente un taxi. L'autista nell'attraversare il centro ha gli occhi terrorizzati, quasi non parla.
Effettivamente non c'è anima viva in giro nonostante siano circa le nove di sera.
Mangio, e terminato il mio panino inizio a camminare, voglio provare ad esplorare in maniera indipendente la zona senza farmi condizionare.
Effettivamente c'è un'area in centro molto bella e ricca di locali dove la gente pare solo intenta a divertirsi. C'è un poliziotto e così chiedo lui.
Mi conferma che l'isolato è tranquillo, ma mi intima di non allontanarmi o prendere vie traverse.
Non ne posso più, la sensazione è davvero brutta.
Esausto dai lunghi giorni di viaggio torno nella posada a dormire.
Il giorno dopo la situazione è radicalmente mutata, durante le ore diurne si può camminare tranquillamente in tutta la città e così ne approfitto per gustarmela appieno.
Fondata dai francesi, ma poi subito conquistata dai portoghesi, São Luis è una città coloniale dal fascino decadente.
Gli edifici del centro sono bellissimi, ma completamente abbandonati a se stessi. Da un lato è una pena, dall'altro invece permette di percepirne la genuinità, preclusa ormai alle altre città coloniali sudamericane, ormai tutte restaurate e con gli edifici più belli trasformati in boutique hotel.
Qui in centro ci abita ancora la popolazione locale, non ricchi occidentali. Per la strada ovunque si può ascoltare musica e qui è molto popolare il reggae, probabilmente per la vicinanza con il Mar dei Caraibi.
Nel pomeriggio incontro una coppia di vecchi amici italiani che da anni si sono trasferiti in questa regione.
È bello ritrovarli e ancora di più ricevere un abbraccio che sa di "casa". Una bottiglia di vino insieme e poi andiamo a vedere il tramonto sulla litoranea, la spiaggia, bellissima, della città.
Tra una caipirinha e l'altra mi confermano la pericolosità della città in certe zone la notte, soprattutto il centro storico. Mi raccontano di assalti e rapine, spesso violente, e ne condividiamo il rammarico vista la bellezza della città.
Passiamo ore a conversare finché non mi invitano a passare qualche giorno in una riserva naturale poco lontano, un'area di cui avevo già sentito parlare da altri viaggiatori: il parco naturale di Lençois Maranhenses.
Ci accordiamo e il giorno dopo partiamo.
Solito lungo viaggio in bus per arrivare alle porte del parco. Da lì alla spiaggia le strade sono solo di sabbia per cui ci si arriva o in 4x4 oppure via fiume con la barca. Recuperiamo fortunatamente un passaggio in auto e, a poche ore dal tramonto, giungiamo a destinazione.
Il luogo è fantastico, un parco naturale sterminato, con dune e lagune azzurre in riva al mare. Da parte alla spiaggia il fiume sfocia nel mare per un quadro di rara bellezza.
È ancora una località poco conosciuta, sebbene il governo del Brasile lo stia particolarmente promuovendo, anche nelle ultime olimpiadi, con il passaggio della torcia olimpica. La sensazione è quella di essere giunti in uno di quei luoghi magici al mondo, ancora non sviluppati, uno di quei luoghi dove ancora poter trovare la pace.
La vita è semplice, il luogo è magico, sono davanti ad uno dei posti più belli visti nel mio giro del mondo.
Un contrattempo costringe i miei amici a rientrare anzitempo e così mi fermo solo un paio di giorni in questo luogo incantevole.
La strada corre veloce, i giorni pure.
È già il momento di una nuova destinazione.

Location (Map)

CI SONO MOLTI MODI DI ARRIVARE, IL MIGLIORE È PART...
Possa il vostro cammino essere tortuoso, ventoso, ...

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Martedì, 15 Gennaio 2019
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