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L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni

Dresda

Le sorprese che spesso regala il mettersi in viaggio sono tante e inaspettate.

Come vi ho raccontato nell’articolo su Berlino, questo inverno ho deciso di trascorrerlo in Europa e soprattutto in Germania. Come da mie abitudini non volevo  percorrere i classici itinerari turistici e così, dopo un rapido assaggio della capitale sono saltato su un bus in direzione Dresda, una città che da tanti anni riecheggiava nella mia testa a causa di un quadro.

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Sono originario e, quando mi trovo in Italia, vivo a Piacenza, una tranquilla cittadina emiliana nella Pianura Padana. A due passi da casa mia, a meno di 50 metri vi è una delle chiese più belle della città, ovvero la chiesa di San Sisto. Di più antiche origini, ricostruita all'inizio del '500 sul progetto di Alessio Tramello in stile rinascimentale, custodiva al suo interno un quadro meraviglioso con pochi pari al mondo: la Madonna Sistina di Raffaello. Ma purtroppo a Piacenza è rimasta solo una copia: l’originale venne venduto dai monaci in difficoltà economica nel 1754 all'imperatore Augusto III di Sassonia che stava collezionando le più prestigiose opere d’arte europea per abbellire la sua residenza di Dresda, sede del suo impero.

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Il quadro è di una bellezza inaudita, soprattutto per la dolcezza delle espressioni della Madonna e del Bambino e per il curioso particolare delle nuvole che nel cielo azzurro assumono forme di cherubini. Gli altri due angioletti alla base sono invece diventati di fatto una vera e propria icona degli anni novanta, riprodotti ovunque: su t-shirt, spille, adesivi, agende, scatole di biscotti.

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È uno di quei pochi esempi in cui è il particolare ad essere più conosciuto che l’opera stessa.

Nel programmare il viaggio in Germania non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di vedere da vicino l’opera originale, ma nel giungere a Dresda mai avrei potuto immaginare di ritrovarmi a camminare in una delle città più belle d'Europa.

Dresda ha una storia difficile, fatta di devastazioni, distruzioni e infine ricostruzioni. Un incendio e poi i bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno praticamente raso al suolo il suo centro storico e i suoi monumenti imperiali ma dal 2004 l’opera di intera ricostruzione è stata ultimata restituendo alla città lo splendore dei suoi anni d’oro.

Veniva chiamata la Firenze sull’Elba, per via della sua intrinseca bellezza e del fiume che l’attraversa ma credo anche per la volontà di emulare la città toscana ed il suo ruolo nel rinascimento italiano come vera capitale della cultura. È così che, per esempio, un nostro grande pittore come Canaletto trascorse diversi anni proprio a Dresda dipingendone le strade, le piazze e le sue bellissime chiese.

Oggi la città è divisa in due: di là dal fiume vi è un centro storico affascinante come pochi pullulante di arte e cultura ad ogni angolo. Davanti al teatro lo Zwinger espone il tesoro di cui andavo alla ricerca, ovvero l’opera somma di Raffaello. Nel percorrere i corridoi della Gemaldegalerie, la pinacoteca dedicata ai grandi maestri dell'arte europea, si incontrano tuttavia anche tante altre opere italiane come Botticelli, Parmigianino, Tiziano, Antonello da Messina, Andrea Del Sarto o Correggio. Mai ho potuto ammirare tanto rinascimento italiano fuori dall’Italia stessa.

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E poi lei, al secondo piano, la Madonna Sistina.

Un’opera di una bellezza assoluta, dolce e sinuosa, con particolari che raggiungono una forza espressiva pazzesca. Le nuvole composte da teste di angeli nell’opera originale sono ben visibili all’osservatore attento, ma delicati e tenui. La Madonna, le sue mani e il Bambino trasudano tenerezza materna prima che elevazione spirituale. A mio avviso vi è una dicotomia evidente tra realismo e idealizzazione.

E poi quegli angioletti ai piedi della Vergine,  spettatori quasi annoiati o addirittura disinteressati dell'apparizione divina, a dare un tono quasi ironico all’opera stessa.

La città nuova e i Kunsthofpassage

Ma Dresda colpisce anche nella città nuova, dall’altra sponda dell’Elba. Una parte della città giovane, dove è germogliata la nuova cultura e subcultura. Graffiti e murales che non hanno niente da invidiare ai più famosi del muro di Berlino e poi, ancora di più, i tipici cortili chiamati Kunsthofpassage.

Si tratta in pratica di tanti cortili comunicanti che creano una sorta di mondo parallelo, protetto dai palazzi e al riparo dal rumore e gli occhi delle strade.

Al loro interno tantissime installazioni artistiche a rendere colorata e pittoresca una parte della città in cui invece dominano i colori più cupi.

Sono giunto a Dresda per sfizio, senza grandi aspettative e ho trovato una città spettacolare, una meta che a mio avviso non dovrebbe mai mancare in un viaggio in Germania.

 

 

"L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni" è una citazione di Pablo Picasso

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