By Trip Therapy on Venerdì, 24 Giugno 2016
Category: video

Si algo bueno te pasa, viaja para celebrar. Si algo malo te pasa, viaja para olvidar. Y si nada te pasa, viaja para que algo te pase.

È il mio terzo compleanno in giro per il mondo: quando sono partito avevo 32 anni. Ora tornerò a 35. Mai come questa volta mi guardo allo specchio e vedo i reali cambiamenti. Le rughe, quelle del sorriso, sì, sono maggiormente pronunciate. Nella barba ho un bel po' di di peli bianchi, ma fortunatamente non nei capelli.
I miei occhi catturano la mia attenzione. È la parte di me che ho più utilizzato negli ultimi 760 giorni. Li ho dovuto tenere ben aperti onde evitare situazioni spiacevoli. Li ho allenati bene poiché erano pigri davanti al computer su quella scrivania, in quell'ufficio.
Ora hanno la luce.
Quella scintilla di vita che fino a due anni fa avevo perso.

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Si sono nutriti di facce, di sorrisi, di mercati, di frontiere, di oceani, di città, di animali, di natura.
La natura. La Pachamama.
È questo il filo conduttore dell mia esperienza sudamericana.
Non ho dubbi.
Quando tornerò e ripenserò a questa terra i miei occhi torneranno a brillare per l'impareggiabile natura che non solo ho visto. No, che ho soprattutto vissuto.
È quindi così, che proprio in questo giorno decido di regalarmi un paesaggio naturale come ce ne sono pochi al mondo:le cascate di Iguazu.
Ma non solo, la mia vita negli ultimi 26 mesi ha avuto un comune denominatore: le frontiere.
Ed eccomi quindi nella frontiera paesaggisticamente più spettacolare di tutta la mia vita.
Tre stati, uniti tra loro e divisi da cascate incantevoli tra la giungla.
Cammino tranquillo per il sentiero che conduce alla vista principale, dal lato argentino. La giungla è fitta, non si vede niente, ma il rumore è assordante.
Più ti avvicini, più cresce d'intensità. E si arriva a un punto dove si intravede dietro le foglie verdi attaccate ai rami un bagliore bianco, in movimento. È la garganta del diablo, di fronte ai miei occhi. Già questa singola immagine basta per realizzare un sogno. Ma poi cammino per le passerelle di legno, ancora una decina di metri più a destra che si apre una finestra nella giungla che si affaccia all'intero magnifico spettacolo.
Un gradino di 82 metri, dove l'acqua sprigiona tutta la sua forza. Si vedono cascate sorgere praticamente dalle piante. Nel cielo centinaia di uccelli a volteggiare sopra questo spettacolo.
E ancora, il cielo stesso, blu.
Come il mare, qui dove il mare non c'è, ma è dove c'è la natura, questa Pachamama in grado sempre di sconvolgermi. Tanto hanno visto i miei occhi in questi anni, tanto. Ma forse nulla è così grandioso come questo angolo del mondo.
Da un punto ben chiaro, dove l'acqua cade e genera un vero e proprio inferno di potenza nasce un arcobaleno, perfetto. Un semicerchio iride dove i colori sono nitidi e si può perfettamente scorgere inizio e fine. Capo e coda.
Credevo che per vedere un arcobaleno occorresse una tempesta.
Anche nella vita si dice questo.
Beh in parte mi sbagliavo, un arcobaleno sorge proprio dove dovrebbe essere e talvolta non necessita di tempesta.

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