By Trip Therapy on Mercoledì, 21 Maggio 2014
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La Siberia, Irkutsk, il lago Baikal ed una roccia sciamanica...

Sono arrivato ad Irkutsk di prima mattina dopo tre giorni in Transiberiana e subito dovevo risolvere il problema del visto per la Mongolia. Purtroppo dall’Italia non avevo fatto in tempo a richiederlo e poteva essere un problema richiederlo direttamente ad un posto di frontiera. Invece, come letto da più parti su internet l’ambasciata mongola in Siberia è efficiente ed in un paio di giorni potrò avere sul passaporto il mio primo visto richiesto “sulla strada”. 

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La mattina in Siberia è decisamente fresca, ma ancora una volta il sole mi accompagna nel cielo. La giornata è splendida e ora mi aspettano tre giorni ad Irkutsk che le guide descrivono come la Parigi siberiana. Paragone decisamente azzardato, dopo poche ore mi accorgo che questa città offre davvero poco a parte una camminata vicino al fiume e qualche monumento legato a Lenin e Marx. Il centro è decisamente triste, la via pedonale sembra appena uscita da una guerra. Non voglio deprimermi, ma non posso pensare di restare in questa città per tre giorni in attesa del visto mongolo, così inizio a chiedere in ostello cosa si può fare in queste zone. Sono vicino al lago Baikal, così decido di visitare l’isola di Olkhom in cui mi dicono esserci una roccia sciamanica che rappresenta uno dei cinque punti di maggiore energia spirituale sulla terra. Mi basta questo per convincermi, così il mattino dopo parto.
Il viaggio, di circa quattro ore è già di per sé uno spettacolo: la steppa pianeggiante è molto bella, di un color ocra chiaro, con radure che si alternano a boschi di conifere. Sulla strada migliaia di mucche e cavalli che sembrano essere selvatici o quantomeno allo stato brado.
Arrivo sul lago Baikal e il freddo è pungente, ci saranno si e no 4 o 5 gradi, ma tira un forte vento freddo. Il lago è bellissimo con colori blu e azzurri da lasciare senza parole. Mi dicono essere il lago più profondo del mondo con i suoi oltre 1.600 metri di profondità ed essere più grande addirittura del Belgio, quindi una delle maggiori riserve di acqua dolce sul pianeta.
Mi fermo due giorni e subito la grande curiosità è per questa famosa roccia sciamanica. Mi metto subito in cammino ed attraverso la piccola cittadine dove dormo, un tipico paese siberiano come tanti ne avevo visti sul treno transiberiano. E’ a tratti sconfortante, con case in legno che sembrano quasi cadere a pezzi e tetti coloratissimi, un contrasto almeno all’apparenza. Il popolo è meno ospitale e i tratti somatici incominciano ad avvicinarsi a quelli della vicina Mongolia e Cina, gli occhi infatti sono già quasi a mandorla.
Arrivo in cima alla collina che domina il paese e incomincio a scorgere questa fantomatica roccia.
Il passeggio è meraviglioso, il lago domina la scena con morbide colline in cui vi sono ancora residue chiazze di neve. Anche nel lago vi sono ancora piccole isole di ghiaccio, d’altronde d’inverno ghiaccia totalmente e per raggiungere l’isola non c’e bisogno del traghetto, le auto corrono sulle lastre.
Regna una pace assoluta e mi sento in totale sintonia con questa natura incontaminata, dietro di me il villaggio, ma davanti solo ed esclusivamente natura, natura e ancora natura. Non una barca, non un auto, non un palo dell’energia. E’ bellissimo ed è proprio quello di cui avevo bisogno. Di fianco alla roccia si estende una spiaggia bellissima che sembra di essere in Thailandia se non fosse per i pini al posto delle palme. Mi rilasso e sento una buona energia dentro di me, derivante più dal paesaggio che dalla roccia. Ad ogni modo voglio andare oltre e decido di scalarne un pezzo e di godermi la vista da lassù.
Ne è valsa decisamente la pena, da in alto la cartolina è ancora più bella ed io mi sento sempre più felice.

Credo che funzioni cosí, quando meno te lo aspetti, la natura regala situazioni meravigliose che ti riconciliano con essa. Occorre pensare positivo se si vuole che qualcosa di positivo accada. Potevo rimanere ad Irkutsk anche solo a ricaricare un po’ le batterie, ma son voluto andare oltre e questo spettacolo mi ha ripagato.

Ora è il turno della Mongolia e mi aspetto che la natura sia ancora più protagonista, sono carichissimo e non vedo l’ora di arrivare. Mi separano ancora trenta ore di treno e poi sarò a girovagare tra steppe sconfinati, boschi, cascate, dormendo presso popolazioni nomadi.
Assetto positivo, sempre.

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