By Trip Therapy on Venerdì, 01 Agosto 2014
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Dove il mare non scorre sono le acque del cuore che spingono le loro maree

Davanti a me enormi montagne verdi che scavano la valle che porta al lago di Pokhara. Sono a circa 2400 mt di altezza a Panchasse, uno sperduto villaggio di antiche case di montagna in fango e sassi che fa da base all’ultima salita per il tempio da cui si dovrebbe ammirare tutta la zona himalayana intorno all’Annapurna.
Una delle cose che volevo fare nella mi vita prima o poi era provare a vivere anche solo qualche giorno in un paese di montagna antico con quelle vecchie case in sassi senza comfort, in armonia con la natura. Ora che sono ai piedi dell’Annapurna sono riuscito a realizzare anche questo piccolo sogno nel cassetto. Mi addormento sapendo che all’alba mi aspettano tre ore di cammino, ma pensando alla mia terra, all’alta val Trebbia e alla val d’Aveto dove si possono trovare ancora villaggi simili, ma ormai morti. Trovo spunti della mia terra ovunque ultimamente e questo mi fa sentire terribilmente a casa, nel mondo.

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Nel pomeriggio stavo bevendo un chai osservando il panorama: nuvole velocissime che passavano poco sotto, vette innevate in lontananza mimetizzate con le altre nuvole, grigie alternate ad altre color latte.  L’Annapurna in lontananza è maestosa, pur essendo più bassa di quasi 1000 metri mi appare ancora più grande dell’Everest.

Stavo seduto all’uscio della mia camera dove ora sto per addormentarmi. Sazio, dopo aver mangiato il loro Dal Bat il mio sguardo si perdeva nel cortile di questa bellissima casa. Il bambino di casa stava martellando un pezzo di legno. Incuriosito ho incominciato a fissarlo. Dopo poco mi sono accorto che si stava fabbricando una macchinina, aveva attaccato ad un normale pezzo di legno squadrato due cilindri ricavati da un tubo di plastica inutilizzato. A parte aveva fatto le ruote, di legno, sezionando un ramo. Infine un bastoncino avrebbe dovuto fissare le ruote passando attraverso i tubi. Venti minuti di lavoro e macchinina pronta, via al divertimento!

Quest’immagine, cosi semplice e frugale ha portato i miei pensieri ai ragazzi dell’orfanotrofio che da li a poco avrei salutato. Quando partirò per l’India avrò vissuto più di due mesi in Nepal e di questi la maggior parte nello sperduto villaggio della Kathmandu valley insieme a loro.

Avevo corso molto nella prima parte del mio viaggio e dopo circa cinquanta giorni essere arrivato a Kathmandu senza aerei necessitavo una sosta di recupero. Quel che non immaginavo è come l’esperienza nel villaggio mi avesse formato. Ho vissuto di poco, senza acqua calda, senza tv, dormendo su materassi nepalesi per terra, mangiando Dal Bhat quasi ogni sera. Questo mi servirà tantissimo innanzitutto in India, la mia prossima meta, e poi per tante altre situazioni in cui mi troverò. Penso all’Africa e quanto è ancora lontana.

 

Il Nepal è posto magnifico. Montagne verdissime, lussureggianti, a tratti quasi tropicali. Puoi raccogliere una banana da un albero e ammirare sullo sfondo giganti di oltre 8000 metri innevati.

Terrazze di risaie che ogni settimana cambiavano colore ed ogni giorno venivano colorate da tante Didi intente a raccogliere steli di riso con i loro vestiti coloratissimi, tutte tinte calde che balzano immediatamente all’occhio. Così operose, così povere, così umili e così tanto fiere. Le Didi sono le signore, così ci si rivolge a loro, mentre per gli uomini vale la differenza di età: se ti rivolgi ad uno più anziano costui è Dai, se invece è più giovane Bai.

Ciò che non dimenticherò mai del Nepal è come la popolazione muove la testa quando dice “sì”: anziché annuire scrollano la testa come a dire “no”. I primi giorni è stato complicato. Io chiedevo del riso in negozio e questi mi rispondevano “sì” scuotendo la testa.

 

Ho conosciuto bambini straordinari e persone meravigliose con cui ho condiviso momenti divertentissimi e indimenticabili. In casa mi sono trovato benissimo, i due fratelli fondatori dell’associazione sono persone meravigliose, sono contento di averli conosciuti. Poi ci ha raggiunto un ragazzo colombiano, ha 22 anni e ha già girato mezzo mondo: Australia, Thailandia, Nepal e ora India e poi Europa.

Abbiamo adottato tre cani ed uno di questi, Bangy, aveva le due zampe anteriori fatte a parentesi tonde, probabilmente perché maltrattato da piccolo. È diventato in assoluto il mio preferito, così buffo e dinoccolato. Qui i cani sono randagi e spesso vengono maltrattati. Riconoscono immediatamente l’uomo occidentale e si avvicinano con grande confidenza fin dai primi incontri. Sono cani territoriali e guai se uno di loro prova ad attraversare il proprio territorio. Nessun cane è ovviamente al guinzaglio tranne Bangy. Questo perché oltre che buffo e dinoccolato è anche poco furbo e rischia di essere azzannato dagli altri o investito dal bus per Kathmandu quando passa. Ma forse Bangy è speciale proprio perché così, diverso da tutti gli altri.

In Nepal ho imparato per l’ennesima volta che la vita è meravigliosa vivendo in prima persona il ricongiungimento familiare dei due fratellini nepalesi con la sorellina adottata e la madre naturale che finalmente ha potuto rivederli tutti. Storia di malaffare e corruzione stavolta finita bene. Ho  imparato quindi che la felicità è essenziale nelle vite delle persone e che non dobbiamo mai smettere di ricercala, con caparbietà, impegno e coraggio.
 
Lascio un paese il cui saluto è la giunzione del palmo delle mani sul petto accompagnata da “namastè” ovvero “rendo onore a ciò che di sacro è in te”. È uno dei saluti più belli che abbia mai sentito, ma ora sento anche un’altra voglia. Ho voglia di tornare sulla strada, viaggiare, osservare, gustare, scoprire e raccontare posti nuovi, fare e disfare lo zaino, bus, treni, sbattimenti, mal di schiena.

Prima di ritornare al viaggio, al prossimo confine ho deciso tuttavia di immergermi in un corso di meditazione: dieci giorni durissimi completamente isolato dal resto del mondo. Frequenterò il corso a ridosso dei miei primi 100 giorni di viaggio.

Non vedo l’ora di arrivare in India, ma sarà dura salutare il mio piccolo mondo nepalese.

 

 

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