By Trip Therapy on Venerdì, 16 Maggio 2014
Category: video

Dov’è il telecomando? Cambia un po’ canale dai!

“Il treno regionale 2122 delle 7.27 proveniente da Parma e diretto a Milano Centrale è in arrivo in ritardo al binario 3.”

Quante volte ho sentito quella voce dallo speaker della stazione di Piacenza. Tutte le mattine degli ultimi sei anni. Nella nebbia, al freddo, di corsa e sempre in ritardo, via, tutte le mattine a cercare un posto a sedere, carrozze freddissime d’inverno e caldissime d’estate. Avrei dovuto odiarli i treni. Invece quel paesaggio che scorre dentro al finestrino, come fosse in televisione, non l’ho mai veramente odiato. Mi piace andare in treno, rilassa e lascia il tempo di riflettere.

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In tanti prima di partire per questa avventura mi avete chiesto quando mi è venuta questa folle idea del giro del mondo senza aerei. Mi è venuta proprio in treno, su un regionale che mi riportava a casa da Milano. E non era stata una di quelle giornate in cui tutto va storto, anzi. Ho solo avuto modo di riflettere come, quella vita, non mi appartenesse più. Di come la mia mente vagava, attraverso mondi lontani e di come volevo che quella televisione potesse finalmente cambiare canale.

Oggi sono al terzo giorno consecutivo chiuso nello scompartimento del treno numero 20 che da Mosca porta a Pechino a guardare fuori dal finestrino. E’ mattina, e fuori anziché il Po c’è la tundra siberiana. Un paesaggio a tratti noioso, fatto di altissime betulle e conifere, intervallato di tanto in tanto da fiumi maestosi e laghi. I colori dominanti sono il giallo, il marrone, il verde ed il grigio in tutte le loro tonalità. Ogni tanto qualche colore caldo stempera gli altri: sono i tetti e le finestre delle case. La luna di notte è alta, grande, ma non piena, e sempre a destra. La notte è priva di luci artificiali, pochissimi sono i centri abitati.
Avrò incontrato una quindicina di città sul mio percorso, e sembra lontanissima la grandiosità di Mosca. Le case in Siberia sono povere, rovinate, sporche. C’è grande desolazione in giro. L’arrivo del treno in stazione sembra scatenare una piccola festa sui binari, con le signore che cercano di venderti qualsiasi cosa, persino del pesce secco che solo all’idea di farlo entrare nello scompartimento insieme al suo olezzo da il voltastomaco.

Questi tre giorni sono stati un ottimo viatico per recuperare energia, mettere un po’ di ordine negli appunti, leggere, riflettere, immaginare. Ho mangiato per tre giorni panini fatti con salame e formaggio comprati a Mosca per risparmiare, scatolette di tonno, banane e zuppe di noodles liofilizzate. Ma ho anche giocato a carte e bevuto vodka, ho conosciuto Andriy e Sergey, i quali mi hanno offerto dell’ottimo Cognac che mi ha letteralmente steso in pochi minuti la prima sera. Andriy è stato a Mosca a trovare la figlia che balla in una importante scuola di danza, mi fa vedere le foto: è bellissima oltre che brava. Ad Andriy brillano gli occhi.
Sergey è giovane e viaggia con la sua fidanzata, lei parla pochissimo, non ho capito dove siano diretti, ma scenderanno dopo di me. Ho cercato di parlare con tutti e ormai con i gesti e qualche tentativo di russo riesco quantomeno a strappare un sorriso.
La transiberiana è questo, non un viaggio, ma un’esperienza, storia di vite vissute; pesa meno che farsi quattro ore in aereo, il tempo scorre via lento, ma senza l’ansia di arrivare. E’ un’esperienza di riflessione e condivisione.

Guardo fuori dal finestrino. Spazi immensi, natura incontaminata, penso ad Alexander Supertramp e alla sua Alaska. Penso al mio viaggio, al mio sogno e a quanti giorni starò lontano da casa. Passo gli Urali, entro finalmente in Asia, il paesaggio non cambia in realtà. Ancora betulle, laghi, conifere, fiumi. E’ tutto sempre più bello e lo sento crescere dentro di me.

77 ore di treno, 5.150 chilometri circa, 5 diversi fusi orari. E a dirla tutta ho compiuto solo i due terzi dell’intera Transiberiana che da Mosca porta a Vladivostok. Mi fermo a Irkutzk, sul lago Baijkal e da qui il mio giro del mondo inizia a volgere verso sud, in direzione Pechino attraverso la Mongolia, prima di svoltare per una tratta ad Ovest, tornando indietro, per raggiungere il Tibet prima, il Nepal e l’India poi.
E come mi ha insegnato il lento scorrere del tempo della Transiberiana, ora inizierò a muovermi spostandomi assaporando pian piano i posti, le persone e le nuove culture.

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