By Trip Therapy on Venerdì, 23 Maggio 2014
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Cieli azzurri e colline, praterie...

Praterie sconfinate, morbide colline, laghi, fiumi, cascate impetuose e sullo sfondo montagne innevate. E poi capre, mucche, yak , aquile, condor, falchi e migliaia di cavalli liberi, allo stato brado. E poi ancora i loro cuccioli. Tende circolari bianche, le Ger, riscaldate da stufe in ghisa in cui brucia legno misto a sterco, utilizzate per scaldare e per cucinare: dei veri e propri focolari domestici dai cui comignoli sfuma un bianco che colora l’orizzonte. Gente semplice, pastori, nomadi come l’uomo era all’origine, ospitali, sorridenti, curiosi. Antichi templi, vecchie rovine di un impero andato distrutto che incuteva terrore a tutto il mondo, luoghi sciamamici che si mischiano a templi buddisti. E poi deserto, polvere, sassi, sabbia e dune, cammelli e ancora le Ger.

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Tutto questo è la Mongolia, un paese che, visitato in questo periodo dell’anno sembra essere l’origine della terra, un paesaggio magico e surreale, dove solo talvolta l’orizzonte viene tagliato da qualche filo dell’elettricità. Puoi perdere ore cercando di scorgere un segno di quella civiltà a cui siamo abituati e che ci ha fatto perdere il contatto con la natura. Natura che qui ancora si respira a pieni polmoni, svegliandosi nel cuore della notte a guardare le stelle e vederle brillare per te, nessuna luce intorno, solo il vento, freddo, a fare da colonna sonora.
Pensi come un posto così possa esser stato dimenticato dall’uomo che tende sempre a colonizzare prima e a distruggere poi dei veri e propri paradisi terrestri. Ti accorgi, tuttavia, che qui l’inverno è duro, molti animali muoiono per le rigide temperature e per la scarsità di cibo. Scarseggiano le coltivazioni, l’uomo è relegato alla sola pastorizia.
Tutto questo è la Mongolia, un paese che a livello paesaggistico è letteralmente mozzafiato, la natura è ancora dominante, sembra una fuga indietro nel tempo dove le uniche eccezioni sono rappresentate dalle automobili e dai van di fabbricazione russa come quello su cui sto viaggiando. Ulan Batoor ed il suo inquinamento è lontana, da quattro giorni vivo in tende mangiando carne di capra stufata, cavalcando cavalli e cammelli, svegliandomi ogni due ore per rigenerare il fuoco della stufa perché anche a maggio durante la notte la temperatura scende sotto zero. Mi lavo utilizzando acqua gelata, i cellulari non prendono e l’energia, quando c’è, è a basso voltaggio, insufficiente quindi per molti dei nostri apparecchi tecnologici.
Mi perdo a guardare questi paesaggi, le aquile che volano sulla mia testa, i fiumi e ancora le cascate, i prati infiniti. Le strade nel parco di Terelj non sono più asfaltate e il tempo in viaggio scorre via lento. E’ una sensazione meravigliosa riappropriarsi della natura e dei suoi ritmi, addormentarsi verso le nove di sera e svegliarsi all’alba.
La Mongolia mi ha ridato tutto questo, quello che la roccia sciamanica del lago Baikal mi aveva appena accennato. E’ stata un’esperienza bellissima in questi primi venti giorni di viaggio attraversare tutta l’Europa dell’est, arrivare a Mosca, capitale di una potenza economica come la Russia, andare oltre gli Urali, entrare in Asia, nella steppa siberiana, farsi investire dalla portata fortissima di questa natura nelle praterie e sui monti mongoli e poi ora dirigersi verso la caotica Pechino, che mi riserverà l’accesso a culture completamente diverse dalla mia di appartenenza. Passo da una metropoli ad un’altra con nel mezzo la carica di paesaggi incontaminati in cui l’uomo non è al centro del sistema. L’uomo che ho visto profondamente cambiare in questi giorni: dalle corporature alte e robuste, la carnagione chiara e gli occhi glaciali, pian piano gli stessi occhi si sono scuriti e assottigliati sempre più, anche la carnagione si è fatta più scura ed i corpi invece sempre più minuti e piccoli.
Tutto ora è in rapido cambiamento, ma stavolta mi fermo davvero: in Cina resterò un mese per cercare di calarmi sempre più in questa millenaria cultura fino al Tibet e l’Himalaya, previsti per fine giugno.
Ho un’energia incredibile e tanta curiosità.

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