Per una persona che ha sempre cercato la felicità e che per farlo ha pure deciso di abbandonare un posto fisso, un lavoro sicuro per inseguirla che cosa può significare visitare quello che viene definito il paese più felice del mondo? Sto a parlando del Bhutan, un piccolo stato arroccato sull’Himalaya, schiacciato tra Cina e India, che nonostante i ripetuti tentativi di invasione è sempre riuscito a mantenersi autonomo.
L’arrivo in Bhutan
Pure ora, nei tempi della globalizzazione e della iper tecnologia è riuscito ad impedire l’invasione culturale, la perdita delle proprie radici. Lo ha fatto attraverso una politica di preservazione da tanti criticata ma che ha innegabilmente prodotto i suoi risultati. Per raggiungere il Bhutan bisogna passare attraverso una delle nazioni in cui partono i voli della compagnia Bhutanese poiché l’aeroporto di Paro è il più pericoloso al mondo con una pista di soli 1400 metri e la planata sfiora montagne e templi; è quindi permesso atterrare e decollare solo a piloti speciali che lavorano proprio per la compagnia del Paese. L’aeroporto è già un piccolo gioiello dal momento che sembra più di entrare in un tempio che in un aeroporto. Mi viene riservata una calda accoglienza fatta di sorrisi e premure e al nastro di riconsegna bagagli un cartello indica cosa fare e soprattutto cosa non fare in Bhutan: non fumare, non fare foto o video dentro ai templi, non lasciare spazzatura in giro, insomma poche e semplici regole di buona civiltà e niente di più. Il Bhutan però ha la capacità di mostrarti esattamente di cosa siamo capaci di fare e quanto possiamo essere maleducati se qualcuno non ci dice cosa non fare.
Un autentico Eden
I cieli tersi e azzurri, i boschi e le foreste che raggiungono il 75% della superficie del Paese, uno degli unici due stati al mondo ad avere un indice di Co2 negativo al mondo (significa che è più l’anidride carbonica che brucia rispetto a quella che ne produce), il divieto assoluto nell’uso di pesticidi e sostanze chimiche nell’agricoltura, il divieto di uccidere qualsiasi forma vivente quindi ti aspetteresti un paese vegetariano invece la carne la mangiano eccome importandola dalla vicina India. Curioso o quantomeno incoerente ma tant’è, quando gli si chiede il perché i suoi abitanti ti rispondono aprendo un sorriso come pochi visti al mondo. In tutte le abitazioni o esercizi commerciali vi è una fotografia della famiglia reale: il re, la sua bellissima moglie e il figlio. Sembrano persone normali se non fosse per la sciarpa gialla appoggiata sulla spalla sinistra, simbolo di nobiltà e importanza.
Proprio la nostra guida ci conferma che il re vive in una casa normale, guida un’auto normale e ha una vita normale, umile. Dare un’immagine di se di questo tipo non può che offrire una visione migliore del mondo e evitare i semi dell’invidia e della gelosia.
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È il paese più felice del mondo?
Non saprei dirvi se effettivamente è il paese più felice del mondo ma quello che è certo è che la sua popolazione è tra le “prese meglio” che abbia potuto incontrare. Persone disponibili, sempre col sorriso, a tratti quasi irritante, “possibile che non vi incazziate mai?”, mi chiedo.
Sì, ovviamente si incazzano. Solo che lo stato provvede a loro in modo molto funzionale offrendogli ottimo servizi sociali, scuola e sanità di eccellenza gratuite e soprattutto ha realmente abolito la povertà poiché se una persona si ritrova senza tetto basta chiedere al re e gli verrà offerto un pezzo di terra. Del benessere della popolazione se ne occupa un vero e proprio ministero riconosciuto ovvero il Ministero della Felicità. Attraverso un recente censimento si è arrivato a stabilire che oltre il 90% della popolazione si ritiene estremamente felice. Not bad...
Certo tutto questo ha un costo, soprattutto per i turisti che intendono visitarlo ma di questo ve ne parlerò nel prossimo articolo!