Oggi è circa un mese che tutto ha avuto inizio. Ricordo i primi giorni, le prime notizie sul web, i primi blocchi, le prime conferenze di Conte, le prime volte al supermercato con guanti e mascherine, le prime autocertificazioni. Lentamente siamo entrati in una dimensione dove realmente il mondo è fuori dalla nostra finestra. Non è possibile non interrogarsi in questi giorni sul ruolo attivo e consapevole - anche se talvolta anche inconsapevole - dell'essere umano e dei profondi cambiamenti che ha imposto alla natura. Continuo a puntare sulla consapevolezza come obiettivo di questa pausa forzata perchè non dobbiamo tornare alle vecchie abitudine ma imporcene di migliori. Durerà ancora a lungo questo blocco ma nel frattempo per fortuna le sirene delle ambulanze sono leggermente diminuite di frequenza e le notizie al telegiornale sebbene restino drammatiche lasciano trasparire un po' di speranza, una luce in fondo a questo tunnel.
La quarantena come la barca
Sapete cosa mi ricorda questa quarantena?
Anche adesso in casa, pieno di comfort, ma come sulla nave, non posso uscire. Ci viene giustamente richiesto di stare a casa e allora la vita inizia proprio a modellarsi come quelle giornate a solcari gli oceani: monotonia e pigrizia che prendono la mano. La più grande differenza sta nel fatto che in mare non avevo accesso a internet, ero ancora più sconnesso dal mondo.L'esperienza a bordo delle navi cargo mercantili. Ne ho prese ben tre durante il mio giro del mondo senza aerei per attraversare l'Oceano Pacifico e poi l'Atlantico. Avendo viaggiato sempre low budget le cabine della nave erano il miglior alloggio in cui avessi mai dormito in quei 3 anni da vagabondo. Sui cargo vi era a disposizione una libreria, una sala comune, una palestra e, addirittura, nel transpacifico, avevo a disposizione anche una piccolissima piscina. Non male dai per trascorrere 12, 26 e infine 11 giorni, no?
La vita sul cargo mercantile
A bordo di quel cargo riuscivo a non annoiarmi troppo. Ricordo quando andavo in giro per la barca a curiosare tra le varie sale e ponti, tra i container e poi finivo col parlare con l'equipaggio. Ricordo le esercitazioni antipirata e quelle per l'incendio, piacevoli passatemi a spezzare le giornate. Ricordo con piacere la grigliata che facemmo tutti insieme, ufficiali e equipaggio, quando attraversammo la linea di cambio data e celebrammo il fatto di vivere un giorno due volte! Ricordo i porti di scalo, specialmente Suva, nelle Fiji. era esattamente quello che mi immaginavo come porto di naviganti.
L'orizzonte ogni giorno un po' più in là
Nella rotta tra Hong Kong e Brisbaneuna chiacchierata sul ponte di comando al tramonto col Capitano mi suggerì il titolo del mio libro:
"Per giorni la linea dell’orizzonte non cambia mai, muta solo l’increspatura e il colore del mare. L’osservo, a tutte le ore, e l’orizzonte è sempre lì, sempre uguale. Una linea dritta a separare il mare dal cielo. «Capitano, quanto dista l’orizzonte?» «L’orizzonte è relativo.Dipende da dove lo fissi. Al livello del mare dista circa quattro miglia. Qui, dal ponte di comando, sono circa dodici.» Dodici miglia dalla felicità. L’orizzonte. Strano concetto. Immagino siano delle regole matematiche a misurarlo ma mi piace pensarla diversamente. Ognuno ha il suo orizzonte. È relativo. È irraggiungibile. Un’utopia, come un’ombra. Spesso non si riesce neppure a scorgerlo. L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là."
L'orizzonte ogni giorno un po' più in là, il libro che ho scritto per più di metà sulle onde degli oceani grazie proprio all'opportunità di concentrarmi unicamente su un lavoro, isolato da tutti gli input del mondo. Ora gli input ce lli abbiamo eccome, ma improvvisamente abbiamo anche tanto tempo libero, abbiamo finalmente l'opportunità di rallentare... troppo a volte!!! Per non finire sul divano come Homer Simpson ho pensato che fosse utile con voi la regola che usavo proprio sul cargo mercantile per riuscire a combattere la noia e focalizzarmi sulla scrittura del mio libro. E ha funzionato!
La regola del pomodoro
Per scriverlo mi ero dato tabelle di marcia molto serrate includendo tra una sessione e l'altra di scrittura qualche ora in piscina e qualche ora in palestra. Proprio come ora dovevo combattere la noia e la mancanza di volontà e lo feci con la regola del pomodoro: la conoscete? Si tratta di una popolare strategia di gestione del tempo che si può usare per costruire al meglio la concentrazione, investire il proprio tempo in modo più intenzionale e realizzare di più in ogni sforzo lavorativo.
Le istruzioni sono semplicissime:
- Compila una lista di cose da fare e suddividile per singole attività
- Imposta un timer di 25 minuti e concentrati su una singola attività fino a quando il timer suona
- Finita l'attività fai una pausa di 10 minuti
- Una volta completate quattro attività fai una pausa di 25 minuti.
Sembra banale ma se si riesce a mantenere la concentrazione su solo e soltanto una singolla attività il risultato si mostra molto produttivo. (Qui la trovi più dettagliata)
La regola del pomodoro unita ad una buona organizzazione del proprio tempo vi aiuterà nel realizzare a casa quel progetto a cui tenete tanto, vi aiuterà a frequentare quel corso che continuavate a posticipare, e perchè no, anche a finire quella serie televisiva lasciata in sospeso. Dedicate un po' della vostra giornata alla meditazione e all'esercizio fisico. Tiriamo fuori il meglio di noi stessi in questa quarantena!