By Trip Therapy on Lunedì, 27 Novembre 2017
Category: Diabete in Viaggio

UN MONDO FATTO DI NATURA, COLORI, SUONI E BELLA GENTE: L’AMERICA LATINA

L’America Latina è stata una delle esperienze più significative del mio giro del mondo in 1.000 giorni senza aerei. Già attraversando la dogana tra San Diego e Tijuana si iniziava a respirare un’aria nuova, diversa, frizzante.

Il Centro America prima e il Sudamerica poi, mi hanno accolto come se fossi uno di casa, con premura ed allegria. La musica per le strade ad ogni ora del giorno e della notte, gli artisti in strada, le danze, le feste paesane, i mercati cosi ricchi di colore, folklore e tradizioni. E poi quella natura forte che si manifesta prorompente nella catena andina oppure nei boschi della Patagonia, o ancora nella foresta amazzonica. Gli Oceani e quelle meravigliose coste in Nicaragua o quelle del Pacifico, in Brasile. In questo angolo di mondo ho trascorso quindici mesi, imparandone la lingua, tanti costumi e gesti. Come il mate argentino, quell’infuso di erbe della pampa che si beve con una cannuccia di metallo da recipienti ricavati in zucche. Anche a casa, spesso, mi concedo questo momento, quasi per me stesso.

Ho lavorato in quelle terre: ho fatto il videomaker, il cuoco, l’agricoltore, il muratore, il receptionista. Ho vissuto circa due mesi in tenda nel profondo sud del mondo, cibandomi spesso del pesce che pescavo nel lago o ruscello di fronte a me.

Ho percorso tutta la Carretera Austral in autostop e mi sono spaccato la schiena sui chicken bus del Guatemala.

Il Perito Moreno, Machu Picchu, le rovine di Tikal, la Ciudad Perdida, la laguna di Quilotoa, Il vulcano Acatenango, la Chapada Diamantina sono solo alcuni dei luoghi che ancora oggi solleticano la mia fantasia ogni qualvolta ci ripenso.

Di questa lunga permanenza tra quelle terre ne ha sicuramente giovato il diabete, infatti per quasi tutti i paesi la dieta tipica consiste in elementi basici nutritivi accompagnati da verdure e soprattutto frutta di ottima qualità. É eccessivamente diffuso lo zucchero e occorre sempre ricordare alla bancarella di turno che ti sta preparando una spremuta fresca di non aggiungere proprio zucchero o miele. Ma a parte questo, complice un’attività fisica quotidiana, una sana alimentazione ed un costante controllo glicemico grazie ad App come OneTouch Reveal i miei livelli glicemici sono stati pressoché sempre sotto controllo. La App contiene infatti un diario glicemico che riassume i dati del giorno oppure della settimana e permette di visualizzarli organizzandoli in grafici colorati, immediatamente interpretabili.

Qualche problema in più me lo ha dato l’insulina e la sua conservazione poiché ho spesso fatto lunghi trekking e camminate e una notte in Patagonia alcune penne di insulina si erano congelate.

Il Sudamerica è stato il luogo in cui ho anche provato le maggiori paure dovute a rischi di salute: dapprima in Colombia dove ho contratto la febbre di Dengue e dove, proprio grazie ad un attento monitoraggio dei valori glicemici, ho evitato peggiori conseguenze. Oppure ancora, quando ero in Patagonia, durante il lungo trekking di Torres del Paine, ho accusato una forte ipoglicemia e, nonostante le dovute precauzioni, mi ero ritrovato senza zuccheri sufficienti. Fortunatamente in quel caso a darmi letteralmente una mano c’è stato l’aiuto di altre persone incontrate sul cammino.

Il Sudamerica è proprio questo: un continente vivo e colorato con gente cordiale e affettuosa.

[Articolo scritto in collaborazione con OneTouch]

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