E poi ci sono giorni anche un po' così.
Di quello che non ti va di alzarti dal letto. Di quello che fissi il monitor del computer, dovresti scrivere e invece niente, il nulla.
Guardi di fronte a te: un lago bellissimo, una natura lussureggiante, la giungla, le barche, le persone indaffarate nei propri giorni spesso tutti uguali.
I miei ultimi 500 non sono stati tutti uguali, anzi. Oserei dire che nemmeno uno era uguale all'altro.
Svegliarmi ogni giorno in un luogo diverso, ogni notte stelle diverse a darmi la buonanotte.
La Vita, finalmente.
Dopo giorni, settimane, mesi e anni buttati via a ripetere ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno le solite cose.
Capita anche al viaggiatore, a chi ha preso in mano la propria vita un momento così. Capita di guardare le proprie cose chiuse in uno zaino e non trovarci la poesia del passato.
Guardo i miei vestiti, rotti e scoloriti, gli stessi da un anno e mezzo.
Le mie scarpe sono distrutte e devono ancora sopravvivere almeno qualche settimana. Lo zaino ha tante nazioni scritte quante scuciture.
Per la prima volta guardo i miei averi in maniera diversa.
Non è semplice questa vita che ho scelto. A volte vorrei così tanto una sera a casa con la mia famiglia, i miei amici. La mancanza inizia a farsi sentire.
Capita a cavallo del giro di boa, a metà del proprio percorso intorno al mondo.
La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo.
Sono a metà. A metà di cosa, mi chiedo. A metà di un viaggio, di un progetto, di una parentesi, del mio percorso intorno a me stesso.
E allora è giusto, fermarsi a riflettere, pensare, ricordare. Ecco forse è questa la chiave. Da oggi il mio ritorno a casa si avvicina, ogni giorno sempre di più. E si allontana quello della partenza, sempre più lontano.
Forse oggi iniziano a pesare più i ricordi che le aspettative.
Quel giorno sulle rotaie a salutare.
I baci, le pacche sulle spalle, le parole, gli abbracci.
Uno in particolare so che non ci sarà quel giorno in cui tornerò. E allora forse sarebbe più semplice non tornare, andando avanti all'infinito.
Ma per cosa, per chi? Per me, forse.
La verità è che in tutte le situazioni e in tutte le avventure prima o poi tocca fare i conti con se stessi.
E allora no, non vado avanti all'infinito.
Ho davanti agli occhi tre fratellini nepalesi che si riabbracciano dopo tanti anni.
Ho davanti agli occhi quelli malinconici del pittore indiano poverissimo che mi ha ospitato a casa sua.
Ho davanti agli occhi quella guardia birmana non credere ai propri occhi nel vedere quel permesso e dover timbrare quel passaporto, il mio.
Ho davanti agli occhi il mio primo sorriso di fronte alle cascate di Guang Xi dopo che un fatto così tragico me lo aveva rubato per settimane.
Ho davanti agli occhi l'opera house di Sydney, quando l'ho rivista per la prima volta dopo dieci anni e dopo 283 giorni senza aerei nel mondo.
Ho davanti agli occhi gli occhi delle persone che ho incontrato sul mio cammino. Quelli sbalorditi quando gli dicevo che avevo attraversato l'oceano pacifico su un cargo mercantile.
Ho davanti agli occhi i miei occhi allo specchio di quando terminai il corso di meditazione. Imparai ad essere equidistante, dal bello e dal brutto.
Ho davanti agli occhi quelle bellezze naturali che ho sempre sognato da bambino, in America. Quell'America che quell'unico abbraccio che non avrò al mio ritorno non è mai riuscito a vedere.
Ho davanti agli occhi i colori del Messico.
Ho davanti agli occhi gli occhi degli squali del Belize, ben più timorosi dei miei.
Ho davanti agli occhi un monitor che fino a qualche minuto fa era vuoto perché non mi andava di scrivere tanto per farlo.
Perché ora sono un cantastorie e ogni settimana deve uscirne una nuova. Carica di emozione e stupore per questa vita meravigliosa che ho deciso di vivere.
Ma talvolta le storie sono meno emozionanti e talvolta pure tristi.
Qualcuno mi mise in guardia prima di partire, dicendomi che avrei vissuto momenti gloriosi, ma che i momenti difficili sarebbero stati ben più ardui da superare.
Ben vengano i momenti duri e difficili. Perché è grazie a quelli che decisi di mollare tutto e partire. È grazie a quelli che ho preso in mano la mia vita. È grazie a questo che oggi spicco il volo verso il resto della mia avventura.
Da oggi il mio zaino peserà più per i ricordi e ci sarà meno spazio per quello che verrà. Ma me lo sono preso, andato a conquistare. Non lo mollo, non l'abbandono.
Ho vissuto 500 giorni come non avrei mai creduto di poter fare nella vita. Davanti a me 499 da vivere fino in fondo, tutto d'un fiato, con il sorriso in faccia e il vento tra i capelli.
Lo devo a me stesso prima di tutto.
Lo devo a quell'abbraccio che non riceverò.
Davanti a me il cielo ha appena scaricato un bel temporale.
Le nubi si diradano e il sole si fa largo, sebbene al tramonto.
Sento un vociare lontano, è spagnolo e mi mette allegria.
A volta basta poco, anche solo concedersi il tempo di vivere i momenti di malinconia. Purtroppo nella vita mancano anche questi presi come siamo dalle nostre abitudini e preoccupazioni. Io vivo un sogno che mi sono andato a prendere, ho il lusso di vivere questi momenti fino in fondo e lasciarli calmierare.
Da lontano sento una canzone passare in radio
"This song of freedom...it's all i ever had..."
Cosa cambia da domani?
Nulla, tranne che alla domanda che quotidianamente ricevo "dove sei diretto?" risponderò che sto tornando a casa.