Dopo 100 giorni sulla strada è tempo di stilare un primo bilancio non solo emozionale, ma anche, ahimè, economico. Sapevo che i primi 50 giorni sarebbero pesati tantissimo sull’economia di questo progetto: L’Europa, la Russia, la Mongolia ed il Tibet non mi hanno permesso grandi risparmi, anzi.
Tre giorni in Europa, a Varsavia, tra trasporti, alloggi e cibo sono costati circa 90 euro e ho fatto molta fatica a spendere così poco. Si trattava tuttavia del doppio del mio budget giornaliero.
In Russia sapevo che avrei speso tanto e ad impattare fortemente sul bilancio vi è innanzitutto la Transiberiana che, considerata la lunga percorrenza è molto economica, 172 euro per oltre 5500 chilometri, ma considerando i giorni trascorsi e l’approvvigionamento di cibo mi è costata circa 70 euro al giorno, ovvero cinque volte tanto il mio budget.
La Mongolia è un paese di per sè economico, non fosse che per visitarla all’interno non si può evitare di noleggiare un mezzo ed un autista/guida, in quanto le strade ad un certo punto scompaiono e si seguono piste nelle praterie. Il miglior prezzo che sono riuscito a spuntare è stato di circa 50 dollari al giorno incluso il pernottamento e i pasti. Oltre a ciò ho dovuto prendere anche i treni dalla Siberia ad Ulan Batoor e dalla capitale a Pechino ovvero un totale di circa 200 euro.

Finalmente in Cina i prezzi sono tornati ad essere ragionevoli, ma la prima settimana a Pechino tra visite ai monumenti e alcune serate di troppo ho continuato a spendere oltre la mia cifra giornaliera. Fortunatamente nei primi giorni sono stato ospitato a casa di un amico che ora lavora nella capitale cinese. Lasciata Pechino sono finalmente riuscito ad avvicinarmi al mio budget giornaliero di 15 euro, ma ancora capitavano giornate con spese troppo elevate. Risparmiavo a dormire e a mangiare, ma poi mi concedevo qualche acquisto e una birra a pranzo e a cena. Devo dire che non mi sono fatto mancare nulla e vivevo tranquillamente sotto i 20 euro al giorno.

In Cina sono stato 25 giorni e tutta la fatica fatta nelle prime settimane è stata vanificata dal passaggio in Tibet. Il Tibet può essere visitato solo ed esclusivamente con una guida turistica e noleggiando una vettura, diversamente non si può ottenere il permesso per visitare questa regione. A Pechino mi avevano paventato cifre intorno al migliaio di euro per poter arrivare a Lhasa ed essere lasciato al confine nepalese. Fortunatamente non mi sono lasciato abbattere e ho incominciato a ricercare soci con cui dividere le spese tramite forum di viaggiatori su internet. Ho scoperto che molti tour partivano da Chengdu e così ho trovato una proposta a circa 550 euro per 6 giorni, pernottamento escluso. Il mio visto era in scadenza e così ho accettato al volo.

Da Piacenza a Kathmandu in 48 giorni avevo speso circa 2100 euro ovvero oltre 40 euro al giorno. Sapevo che avrei potuto fare di meglio, ma la stragrande maggioranza delle spese non poteva essere evitata.
Finalmente, tuttavia, avevo dalla mia parte il fattore principale per ridurre i costi di un viaggio: il tempo.
In Nepal ho ottenuto un visto di tre mesi che ho sfruttato appieno .
Non ho visitato molto del paese perché ero impegnato a dare una mano ai ragazzi dell’associazione Human Traction, in aiuto ad un orfanotrofio in un villaggio sperduto a due ore dalla capitale. La vita di villaggio mi ha permesso di risparmiare tantissimo e di riuscire a spendere anche meno di un euro al giorno. Mangiavamo sempre in casa dato che nel villaggio non c’era neanche l’ombra di un ristorante. Unico lusso un chai a colazione fuori casa che sommato a qualche dolcetto costava circa 1 euro e mezzo per tre persone. Eliminate totalmente le birre e ogni volta che si scendeva a Kathmandu si mangiava solo nei ristoranti nepalesi dove una cena può costare meno di 2 euro.

A livello economico posso dividere il mio viaggio in due momenti: la fase “turista zaino in spalla” che coincide con i primi 50 giorni e la fase “viaggiatore” che riguarda i restanti. La prima fase come detto non poteva essere che veloce e dispendiosa, la seconda è iniziata all’insegna della moderazione e del passo lento.
Tuttavia c’è un concetto cardine che mi ha permesso e mi sta tuttora permettendo grandi risparmi. Quando si viaggia in paesi dal costo della vita molto basso è facile farsi prendere la mano e spendere anche più che negli altri. Occorre un piccolo, ma efficace stratagemma: sono passato dal “tasso di cambio”, ovvero calcolare tutto convertendolo in euro, a quello che io chiamo “tasso di conversione” che consiste nel valutare tutto secondo solo ed esclusivamente la valuta locale ed il relativo costo della vita.
Mi spiego: in Nepal un pranzo completo in un ristorante locale, non per turisti, costa circa 150 rupie. Una birra ne costa 350 e una notte in una guesthouse decente 400. Tutto quello che potevo comprare lo paragonavo a questi parametri. Pertanto una bottiglia di birra da 66cl che al cambio in euro costa circa 2,70 euro è carissima per il paese in questione, nonostante ai nostri occhi sia una cifra assolutamente abbordabile. Ma se sono a mangiare e penso che una birra mi costa quasi come dormire una notte in centro a Kathmandu, è scontato che ordini qualcos'altro da bere. Così in tutto, dai trasporti, alle mance, ai souvenir. Questo cambio di pensiero mi ha aiutato tantissimo a risparmiare e a pagare il giusto ogni cosa o servizio.
Al centesimo giorno avevo ridotto l’impatto delle spese ad una media di circa 24 euro al giorno e oggi sono sceso a 22 euro. Sfrutto i paesi a basso costo come l’India per darmi dei budget giornalieri molto stimolanti come per esempio riuscire a spendere meno di 10 euro al giorno. Cercherò di restare più a lungo in quei paesi il cui costo della vita è molto basso, mentre mi limiterò ad una visita veloce in tutti gli altri.
In India inizierò anche a sfruttare il couchsurfing, così come nel sud est asiatico dove ho in mente un’altra idea per risparmiare alla grande.
Sono molto fiducioso al riguardo e penso di potercela fare a compiere l’intero giro del mondo in mille giorni con 15 euro al giorno.

Ora sono sempre più viaggiatore.