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Ho trascorso nove mesi nel continente asiatico prima di volgere il mio itinerario verso l’Australia prima e il Nord America, poi. In mezzo l’Oceano Pacifico da attraversare senza aerei. Ci sono riuscito con una nave cargo mercantile e il viaggio è durato la bellezza di ventisei giorni.

 

Ma andiamo con ordine, il raggiungimento delle coste australiane, sempre a bordo di una nave mercantile (battente bandiera liberiana come nel film di Carlo Verdone), è stato il primo vero ritorno al mondo in cui ero cresciuto. L’Australia è una terra meravigliosa che è stata popolata per lo più da europei anche se le ultime generazioni hanno altresì subito una grande ondata immigratoria di persone provenienti dalla vicina Asia. Questi fattori ne hanno fatto il continente, a mio avviso, più cosmopolita del mondo.

Con il diabete è stato decisamente facile adeguarsi perché finalmente avevo a disposizione ogni possibile varietà di alimenti e cucine. Il problema semmai era il prezzo elevato ma, con grande attenzione, si riusciva a mangiare sano ed equilibrato. Nello specifico il diabete ne ha tratto giovamento grazie alle verdure e alla frutta di stagione, reintrodotte nella mia dieta con regolarità.

All’inizio della permanenza ho vissuto anche dei discreti picchi glicemici proprio a causa del cambio repentino di alimentazione, ma grazie al monitoraggio della glicemia e alle app come One Touch Reveal , si può tenere sotto controllo questo periodo di ambientamento.

La permanenza in Australia, stante gli elevati costi, è durata circa sei settimane e successivamente mi aspettava una delle più grandi esperienze di questo viaggio intorno al mondo senza aerei, ovvero attraversare l’intero Oceano Pacifico da sud a nord, in tutta la sua ampiezza. Dal porto di Adelaide fino a quello canadese di Vancouver, in ventisei giorni.

Sono giorni difficili di grande noia a causa della mancanza di comunicazione con il mondo esterno e di un orizzonte ogni giorno sempre uguale. Si mangia a orari fissi e c’è poca possibilità per tenersi in forma a parte una piccola palestra le cui macchine, per la maggior parte, sono rotte. A conferma di quanto la sedentarietà sia nemica del diabete, le settimane in cargo sono state piuttosto difficili da gestire con glicemie che tendevano a salire specialmente nella notte. A riequilibrarmi, ancora una volta, e’ stato l’aiuto del monitoraggio glicemico e le app come One Touch reveal , che permette di visualizzare con grafici molto semplici i dati del giorno o della settimana e nella stessa schermata mostra il riepilogo di dosi di insulina, carboidrati e attività fisica.

Ma ancora più pericoloso della sedentarietà è il cibo spazzatura che domina gli Stati Uniti. Sono arrivato in Canada e, bene o male, ho trovato a buon prezzo cibo equivalente a quello australiano, ma una volta oltrepassate le cascate del Niagara a Buffalo mi sono ritrovato in un Paese dove per mangiare sano, occorrevano davvero più soldi rispetto al mio risicato budget. Il più delle volte però nei fast food ho trovato delle ottime soluzioni in termini di prezzo. Per un mese mi sono nutrito di hamburger, patatine e pollo fritto, Ceasar salad e hot dog. La glicemia si è impennata e ho fatto molta fatica a controllarla tant'è che ricorderò sempre una notte in cui per cena avevo mangiato una Ceasar salad comprata al supermercato. Partivo con la glicemia corretta intorno ai 140 e dopo circa tre ore mi ritrovavo con un valore pari ad oltre 400! Ho letto gli ingredienti della salsa con cui condiscono l’insalata: era praticamente puro zucchero! I paesaggi dell’Ovest rimarranno nel mio cuore così come New York o San Francisco, ma il cibo proprio no!

[Articolo scritto in collaborazione con OneTouch]