Ping Yao

Tra una bottiglia di Tsing Tsao e l'altra, una delle prime sere passate a Pechino ero con alcuni architetti italiani che hanno trovato opportunità di lavoro presso la capitale cinese. D'un tratto chiedo loro quale potesse essere una meta non convenzionale e che mi permettesse di entrare in contatto con la vera Cina di un tempo. Diverse le opzioni proposte, ma una in particolare colse la mia sopita attenzione per una domanda che avevo posto più che altro per fare un po' di conversazione. Si trattava di Ping Yao, città nel mezzo tra Pechino e Xi'an, quest'ultima destinazione già fissata nell'itinerario per via dell'esercito di terracotta. Mi viene descritta come un bel complesso architettonico, ancora perfettamente conservato da centinaia di anni.


La mattina dopo mi sveglio e senza pensarci troppo corro dritto alla biglietteria dei treni. Ovviamente non parlano inglese per cui torno in ostello a farmi scrivere un biglietto in ideogrammi per permettermi l'acquisto. Vengo guardato strano, come a dire che ci vado a fare, ma non me ne curo. Biglietto in mano incomincio a pianificare il resto dl tragitto e prenoto a caso un ostello curandomi unicamente del prezzo in quanto Pechino e la sua vita con gli expat italiani è stata più cara del previsto: trovo una camerata da tre persone a soli 2 euro e venti cent, perfetto! E' giunto il momento di viaggiare veramente, cercando sistemazioni davvero economiche e low budget.
La stazione dei treni di Pechino sembra un aeroporto e come tale occorre presentarsi almeno un'ora prima per passare i controlli vari: metal detector, passaporto, metal detector, passaporto ancora, e infine biglietto. Vengo fatto accomodare in una sala d'attesa enorme con centinaia di persone. Mi aspettano dieci ore di treno in seconda classe, la terza era esaurita e mi trovo in un vagone con sei letti per scompartimento sconsigliati vivamente a chi soffre di claustrofobia. La notte tuttavia passa via bene tra risate e occhiate curiose dei miei compagni di viaggio cinesi.
Arrivo di primo mattino a Ping Yao e la prima impressione è di stupore assoluto. Innanzitutto scopro che mai scelta fu più azzeccata per l'ostello: nel pieno centro storico, in una vecchia casa tipica con un bellissimo patio e camere cinesi. L'unico problema il letto, durissimo, senza materasso direttamente sul legno. L'atmosfera è bella e frizzante ed il wifi funziona bene, mi faccio una doccia rigenerante e mi accingo a scoprire gli anfratti di questo magico posto.

La città è cinta da antiche mura ancora perfettamente conservate, le strade al suo interno sono lastricate in sassi e si vedono ancora gli avvallamenti causati da secoli di trasporti trainati da cavalli.
Le case sono in mattoni antichi dal colore grigio scuro, il cielo anch'esso è grigio perché fuori dalla città antica è pieno di industrie a carbone altamente inquinanti. A stemperare il grigio vi sono lanterne e cartelli rossi con ideogrammi gialli, colori caldi che riscaldano anche il mio stato d'animo che, abbassando lo sguardo dai tetti e dalle insegne, scorge botteghe artigiane, templi, case antiche, ristoranti, officine e anche negozi di souvenir, forse l'unica nota stonata di questa città.
Passeggiare per queste vie è bellissimo, perdersi nelle viuzze laterali ancora di più. Pochissimi parlano inglese cosí per mangiare mi tocca improvvisare, ma come sempre in Cina, la curiosità e l'azzardo vengono ampiamente ripagati da pietanze succulente e ben cucinate. Gli odori e i profumi guidano le mie scelte. Noodles di varia natura, carne stufata alla vaniglia, zuppe con ravioli ripieni di carne e verdure e poi chissà cos'altro ho mangiato senza saperlo.

Per le vie ci sono tantissime persone e scopro dopo poco che è in corso il il festival della barca del dragone, una festa di tre giorni in cui tutta la Cina si ferma. Quindi scopro che la città è meta delle persone locali che vengono qui per riscoprire i vecchi fasti della Cina passata. Vengo fermato spessissimo e ogni volta mi viene chiesta una foto. E' una situazione divertente che permette tuttavia di conoscere alcuni abitanti che parlano qualche parola di inglese. Mi accorgo di non aver intravisto alcun occidentale per le vie in questi giorni e mi scappa un sorriso compiaciuto.

Ho passato due giorni pieni di emozioni, finalmente ho assaporato quello che cercavo della Cina, ovvero una realtà che desse ancora l'idea di quel passato raccontato da Terzani, fonte ed ispiratore del mio sogno e del mio passaggio in Asia.
Ora mi accingo a volgermi verso Xi'an ed il suo famosissimo esercito di terracotta, consapevole di aver avuto l'opportunità di un piccolo viaggio nel tempo attraverso una realtà ben curata e incredibilmente conservata originale, cosa alquanto difficile nella Cina moderna.