Isole di San Blas - Panama

Quando mi sono presentato all'ostello all'alba per partire alla volta delle isole di San Blas non immaginavo assolutamente quello che mi sarebbe aspettato.
Inizialmente pensavo di aver ottenuto il passaggio gratuito verso la Colombia e poco più in cambio di uno dei miei video.
Invece.

Invece una volta raggiunta la barca, un catamarano lagoon di 16 metri, mi sono ritrovato in un mondo nuovo e coinvolgente.
Mi aspettavo di dover realizzare alcuni brevi video promozionali, invece il proprietario aveva altre idee per la testa.
Jepy, così si chiama, é un francese di Marsiglia, tatuaggi su tutto il corpo e profondi occhi azzurri.
Conosce molto bene le potenzialità della sua barca e mi chiede di realizzare una sorta di reality di quello che succede a bordo. Mi chiede altresì di potermi fermare un mese al fine di raccogliere sufficiente materiale.
Accetto di buon grado anche perché non solo otterrò il passaggio gratuito verso la Colombia ma verrò anche pagato per le settimane successive a bordo.
El gitano del mar. Questo il nome del catamarano.
A condividere con me questa esperienza il capitano, ovvero un ragazzo australiano di nome Dingo, e Cesar, marinaio argentino.
In queste settimane diventeranno carissimi amici.
E poi per ogni tratta diciotto viaggiatori zaino in spalla con una gran voglia di fare festa.
In effetti la barca è venduta come "party boat" e quando metti insieme ragazzi di tutto il mondo è facile ritrovarli a far festa già dalle prime ore del pomeriggio.
La mia missione è filmare tutto ciò che succede e trasmettere il tutto dentro ad un video di circa un'ora. È una nuova sfida, dato che mai avevo prodotto qualcosa del genere è la cosa mi entusiasma.
Il primo viaggio, da Panama a Cartagena scorre via molto bene, gli ospiti sono ragazzi eccezionali e pazzi allo stesso tempo. I primi tre giorni del viaggio scorrono tra le languide acque dell'arcipelago di San Blas, uno di quei luoghi magnific e fortunatamente non conosciuti al turismo di massa. Tante feste a bordo e l'arrivo a Cartagena celebrato con danze a pruap.
Cartagena, la fantastica.
La città che mi ha dato l'accesso al Sudamerica mi accoglie con le sue strade in festa, i suoi edifici coloratissimi e la sua gente sorridente.
L'approccio è di quelli giusti, Plaza Trinidad, ovvero una piazzetta dove la notte ci si ritrova a bere birra e dove artisti di strada improvvisano spettacoli coinvolgenti.
Mi ricorda il periodo dell'università, le notti di giugno alle colonne di San Lorenzo a Milano.
La notte qui a Cartagena è il momento più bello della giornata e si fa presto ad albeggiare.
Prima di ripartire alla volta di Panama e delle isole di San Blas avrò l'occasione di passare dieci giorni nella fantastica Cartagena apprezzandone i ritmi, i colori, i profumi.
Vivo a bordo del Gitano, nella marina della città. In pratica una vita da milionario quando invece sono poco più che un vagabondo.
È il bello di questa vita che ho scelto, regala opportunità inaspettate.
Ho cominciato a realizzare cosa davvero significasse per me questa esperienza nel primo viaggio di ritorno da Cartagena a San Blas.
Le correnti dell'universo.
Complice una notte di vento e luna piena.
Di notte facciamo i turni di guardia, mi tocca quello dalle 2 alle 4.
Le vele aperte, anche lo spinnaker, e il motore spento.
La luna piena, il mare, ad un certo punto da parte a me i delfini.
Il senso di libertà, quella vera.
Potersi muovere solo con la forza del vento, pace e armonia.
Amo da sempre il mare, ma quello che ho vissuto quella notte mi segna profondamente.
La vita, la libertà, la natura.
Una delle notti più belle della mia vita.
Arriviamo a San Blas, in questo arcipelago di oltre 360 isole paradisiache. Si le classiche isole da cartolina, quelle piccole, con le palme e la sabbia bianca. Avere il privilegio di tornare in queste isole mi permette di comprenderne appieno la bellezza.
E così, dopo aver scaricato i clienti, in attesa del nuovo gruppo e di ritornare in Colombia, ho l'occasione di potermi godere queste isole e di conoscere meglio la realtà kuna, quella degli abitanti locali.
Incredibilmente questo angolo di paradiso è ancora gestito dagli indigeni locali e nessun investitore è riuscito a costruire resort o strutture turistiche. Immaginatevi le Maldive senza gli alberghi.
Popolo fiero i kuna, pescatori sulle isole e agricoltori nell'entroterra hanno lottato duramente negli anni per questa loro indipendenza.
Oggi è uno dei luoghi più belli mai visti in questo giro del mondo proprio grazie alla loro strenua lotta.
Ed è proprio grazie ad uno di loro che le correnti universali mi riservano una nuova consapevolezza.
È notte e in una di queste isole utilizzate nei secoli scorsi dai pirati ci ritroviamo con i compagni della ciurma ed altre barche a festeggiare la domenica con un asado di pesce.
Tra battute e risate ad una certo punto una bambina kuna mi prende la mano.
Mi porta a fare un giro dell'isola e dopo qualche minuto si rivolge a me dicendomi: "mira(guarda)" "que? (Che cosa?)" "las estrellas (le stelle)"
Con quella voce dolcissima e quella semplicità tipica dei bambini mi ha mostrato quello che davvero stavo andando alla ricerca in questo viaggio.
Le stelle, la natura, la libertà.
Il tutto incorniciato dalle palme e dal mare.

Il bello di questa vita, la voglia un giorno di essere marinaio e chissà magari, capitano.

Davanti a me l'ultimo viaggio che mi riporterà a Cartagena, la fantastica.
Davanti a me il Sudamerica, l'ennesimo nuovo mondo da scoprire.
Davanti a me una nuova consapevolezza, un nuovo desiderio, e la voglia di lottare per un obiettivo.