Hiroshima, l’isola di Miyajima con il suo famoso torii rosso nell’acqua, Osaka e la sua vita notturna, il castello bianco dell’airone di Himeji erano alcuni dei punti fermi che avrei voluto vedere e visitare in questa seconda avventura giapponese.
Avevo appena lasciato il mio primo gruppo di viaggiatori all’aeroporto Kansai quando mi sono immediatamente diretto a Osaka dove avevo bisogno di staccare letteralmente la spina lasciandomi ipnotizzare dalle sue mille luci e dalla sua frenetica vita notturna. Un giro rapido al quartiere Dotombori dove a dominare erano sì le luci ma anche e soprattutto le grandezze delle insegne e dei piatti tipici. In cima ai ristoranti giganteschi okonomiyaki, granchi, mucche, pesci vari, polipi e anche qualche Spider Man che non guasta mai (anche se ovviamente non veniva servito nei piatti).
Osaka tuttavia non mi ha entusiasmato, anzi. La ritengo sicuramente uno degli stop da fare in Giappone, se non altro per comprenderne appieno cultura e tendenza, ma proprio non mi è piaciuta.
Troppo casino, troppa gente, troppo rumore e troppo cemento. Si potrebbe dire lo stesso di Tokyo ma le energie e le vibrazioni della capitale non sono minimamente comparabili: Tokyo è energia pura, opportunità, parchi, musei, architetture! Poi è una di quelle città, al pari di New York, Sydney, San Francisco e Buenos Aires che proprio mi hanno rapito il cuore, quindi ammetto di non essere obiettivo.
Mi muovo quindi subito all’indomani verso Hiroshima, e finalmente sono arrivate le sorprese, quelle indimenticabili.

HIROSHIMA
Ci ho messo del tempo a metabolizzare Hiroshima e ad elaborare le sensazioni che ho provato camminando tra le sue strade. Lo ammetto, non conoscevo nulla della città, se non la tragica bomba atomica del ‘45.
Sono arrivato in punta di piedi, con i ciliegi in fiore splendenti e la sua popolazione a fare hanami, osservare i petali rosa dei sakura cadere. Sullo sfondo però, un edificio, l’unico rimasto in piedi a poche centinaia di metri dall’epicentro della bomba: l’Atomic Bomb Dome.
Un’immagine forte, uno scheletro architettonico che oggi è un memoriale e che nella storia qualcuno ha avuto pure il coraggio di contestare. Sì, avete capito bene, nel 1966 Cina e Stati Uniti erano contrari a farne un Patrimonio dell’Umanitá UNESCO.
Vederlo così, nella sua devastazione, comparire tra i rami dei ciliegi in fiore è già di per sè una sensazione molto controversa. Ma a colpirmi è stato ancora di più il parco intorno, nato nella ricostruzione della città e volto a simboleggiare la pace.
Tutta la zona dello scoppio oggi è parco, il Parco della Pace appunto, dove diversi monumenti commemorano le vittime, e altri ricordano quel maledetto istante che ha spezzato la vita di 140.000 persone, da una frazione di secondo all’altra.
Questo pensiero ancora mi gira nella testa, ovvero come alle 8:14 del 6 agosto 1945 la città era viva e la gente camminava su quei ponti, tra quelle vie.
Un minuto dopo non esisteva più nulla.
E in quel secondo anche il mondo, la storia sono cambiati segnando la fine della Seconda Guerra Mondiale e al contempo la rincorsa degli altri stati al raggiungimento dell’obiettivo di disporre di queste bombe letali. La Guerra fredda, i continui test nucleari (a proposito, sapete che l’ultimo test lo hanno condotto gli USA meno di 500 giorni fa?), la popolazione mondiale che vive costantemente sotto questa spada di Damocle.
Hiroshima invece crede nella pace, nel disarmo globale.
Chiede a gran voce che non vi siano più altre Hiroshima e Nagasaki nel mondo.
Al centro del parco c'è un arco e un lungo monumento. Dal centro dell’arco si intravede prima una fiamma perpetua e poi sullo sfondo proprio l’Atomic Bomb Dome.
Questa fiamma si spegnerà solo una volta che in tutto il mondo non esisterà più una sola arma.
È utopia? Forse.
Ma il messaggio che mi porto a casa da questa bella città, la più vivibile e piacevole del Giappone, è che le armi nucleari e il genere umano non potranno coesistere a lungo incondizionatamente.
L’unica soluzione è il disarmo e la pace.
MIYAJIMA
Hiroshima mi aveva sicuramente stupito ma ancora non immaginavo che ci fosse una piccola isola capace di farmi letteralmente innamorare: l’isola di Miyajima.Di quell’isola conoscevo solo il famoso e iconico torii rosso nel mare, ma lo pensavo un luogo troppo turistico, utile solamente a scattare una bella foto su Instagram.E invece... invece, complice il suggerimento del mio caro amico Rudy (YouTuber specializzato sul Giappone, seguitelo, è una vera e propria miniera di informazioni interessanti – ha anche un sito che trovate cliccando qui), decido di fermarmi addirittura a dormire sull’isoletta.Mai decisione fu migliore poiché la marea di gente giunta sull’isola per ammirare quello che effettivamente è uno straordinario tramonto con l’oscurità si era dissolta e fino alle 10 del mattino successivo sull’isola regnava la pace. Pace utile a godere del suo santuario e della sua strana storia: il santuario ed il relativo torii di accesso fu costruito a causa della sacralità dell'isola stessa su cui sorge. L'ingresso all'isola è stato infatti a lungo vietato, finché ai pellegrini è stato concesso di raggiungere il santuario costruito su palafitte all'interno di una piccola baia dell'isola. Il famoso portale di ingresso da cui i visitatori sono tradizionalmente tenuti a passare è stato quindi costruito sull'acqua di conseguenza, collocato in mare di fronte al tempio. Adesso l'isola è facilmente accessibile tramite traghetto (lo scalo è poco lontano dal santuario), ma per mantenerne la purezza, dato il grande valore sacrale che Itsukushima ha in Giappone, dal 1878 non sono permesse nascite o morti nella zona del santuario. Le donne incinte e i malati terminali sono allontanati dall'isola, non solo, anche le sepolture sono vietate.
Bello il santuario, esempio architettonico quasi unico nel Giappone, bellissimo ed affascinante il torii, l'alta e la bassa marea che ne dipingono i contorni. Ma ancora più bello è il piccolo tempio in cima, il Daishoin. Un piccolo luogo magico immerso nel bosco e le cui sale di lanterne e piccoli buddha sono un vero e proprio inno alla pace e alla quiete. Come sempre spingersi un poco oltre, andare alla ricerca di ciò che per nulla è convenzionale regala le sorprese più inaspettate.
HIMEJI E IL SUO CASTELLO
Dopo qualche giorno tra Hiroshima e la sua piccola isola me ne torno verso Kyoto dove avrei ricevuto il mio secondo gruppo di viaggiatori e li avrei condotti proprio verso queste zone prima di rientrare nella capitale Tokyo.
Ma sulla strada dovevo fare ancora un piccolo sopralluogo ovvero il castello dell’airone bianco di Himeji. Luogo meraviglioso e incantevole, reso ancora più indimenticabile dalle decine di ciliegi in fiore nel giorno di massima fioritura. Il castello sullo sfondo, i rami carichi di fiori, le persone a terra intente a bere saké, the e fare picnic. Le famiglie riunite, gli amici. Il Giappone è un luogo magico, interessante e divertente, ma la sua grande problematica sono i rapporti sociali. Le persone sembrano alienate e soprattutto sole, prese come sono da smartphone e lavoro. Durante l’hanami invece tutto ciò scompare, siamo alla fine noi turisti più intenti a tenere il telefono in mano per scattare foto piuttosto che la popolazione locale. Forse proprio questo mi porto a casa dell'hanami ed è forse la ragione principale per cui amo questo periodo e questyo fenomeno. Perché il Giappone appare ancora più bello, colorato e, soprattutto, socializzante.