“Tu sai chi era il pirata Jean Lafitte?”
Scrollai la testa facendo chiaramente capire al proprietario dei nostri bungalow sulla spiaggia, che non avevo minimamente idea.
“Un pirata sovversivo! Uno di quelli che quando il governatore di allora gli pose una taglia sulla testa di 500 dollari lui ne pose una di 50.000 sulla testa del governatore!” E scoppiò a ridere.
Anakao e il Madagascar sono pieni zeppi di storie di pirati, qui venivano a trovar riparo quelli che assalivano le navi della Compagnia delle Indie Orientali che, cariche di spezie, schiavi e metalli preziosi, solcavano l’oceano Indiano. Si dice che vi siano diversi galeoni naufragati poco al largo di questa spiaggia, raggiungibile solo via mare, che é a tutti gli effetti un piccolo angolo di paradiso, una di quelle spiagge da cartolina, una di quelle poche spiagge non ancora prese d’assalto dai turisti.
il Peter Pan
A darci il benvenuto in questo angolo di paradiso è stato proprio il proprietario del Peter Pan, un personaggio molto controverso ma sicuramente ammaliante, capace di attirare senza mezzi termini l’attenzione su di sé raccontando storie e aneddoti di questo parte di questo angolo di terra. Cantante punk che ogni anno fa dei veri e propri concerti sulla spiaggia con migliaia di persone, ha un coccodrillo domestico e ha appena finito di costruire una torre medioevale sulla spiaggia utilizzata come libreria o semplice ritrovo. Di sicuro essere bizzarro è un suo tratto distintivo, ma non solo. Ha appena creato un centro di distribuzione alimentare per aiutare i bambini e la popolazione locale. Qui infatti si raggiunge la massima contraddizione possibile: turisti europei si mangiano aragoste a pochi dollari sulla spiaggia mentre nei villaggi intorno vivono alcune delle persone piuù povere del pianeta. Aragoste che spesso costano la vita dei pescatori, vitew che quindi non valgono altro che poche monete. L'ho fatto anch'io ma quando l'ho scoperto mi sono sentito male, in colpa. Come sempre, anche stavolta, la consapevolezza è la chiave.
MARE, BAOBAB, ANIMALI MOSTRUOSI E BALENE
Anakao e le sue acque turchesi hanno rappresentato il termine del nostro viaggio in Madagascar che, nella sua discesa a sud, non ha smesso un attimo di stupirci.Ancora tanti animali selvatici ma ancora di più i paesaggi che, ancora una volta, hanno continuato a mutare. Una cosa che non poteva mancare in questo viaggio erano i baobab, quei tipici alberi endemici dell’Africa che, in qualche modo, ne sono il simbolo. Diverse leggende mi hanno colpito al riguardo ma quella che più mi è rimasta impressa è stata quella che racconta di quando Dio creò la terra e assegnò una pianta ad ogni animale. Il baobab toccò alla iena la quale, disgustata da quello che evidentemente le sembrava un albero senza alcuna utilità, lo gettò via. Ed il baobab atterrò capovolto, con le radici verso il cielo. In effetti, il baobab è una delle piante più fantastiche e bizzarre che la natura abbia mai creato. Emerge solitario dalle piatte savane africane, unico tra gli alberi a sopportarne i torridi caldi estivi e le prolungate siccità, ed affonda le proprie radici persino nel granito vivo. Nonostante sia sopravvissuto a questi climi secchi, aridi e terribili, non sta sopravvivendo all’essere umano e in particolare alla deforestazione. Fortunatamente, anche in questo caso, grazie a Massimo e Namatours, abbiamo potuto vivere a una esperienza fuori dal comune con la visita della riserva di Reniala, un luogo che, per ammirare da vicino i famosi baobab, è un autentica perla perché, anche in questo caso, pur essendo alle porte della città di Tulear, non è per nulla affollato di turisti permettendo di vivere un’esperienza a strettissimo contatto con questi giganti africani. Il sud di questa terra è forse dove il Madagascar offre il meglio di sé, in quel mare ricco di coralli e di strani pesci notturni, ma ancor di più, in questa stagione, ricco di balene, facili da avvistare con le tipiche piroghe di legno che danno ancora di più un tocco poetico all’escursione.