Il Myanmar, meglio conosciuto con il vecchio nome di Birmania, è tra i paesi che ha maggiormente segnato la mia vita: un sottile filo lega tanti accadimenti che si sono succeduti in questa terra.
Se stai leggendo queste righe, se segui il mio blog o le mie pagine Instagram e Facebook è proprio grazie al Myanmar: correva l’anno 2010 e stavo ancora lavorando in banca quando, stufo delle solite località turistiche mainstream, quell’estate optai per visitare un luogo ancora sconosciuto al turismo di massa. Era il mio terzo viaggio in solitaria (anche se poi si aggiunse all’ultimo un’amica da Singapore) e la sua pianificazione non fu per nulla semplice. C’era ancora la dittatura, destinata però a cadere qualche mese più tardi, e non si potevano ritirare soldi dai bancomat semplicemente perché non esistevano. Non si trovava Coca Cola, né altri marchi occidentali. L’unica birra a disposizione era la Myanmar Beer e ciò non era per niente male in quanto deliziosa. Il roaming non era attivo e i telefoni non funzionavano. Per le strade giravano poche auto e la maggior parte erano taxi. Internet? Non parliamone neanche...
IL MYANMAR OGGI
Oggi molte cose sono radicalmente cambiate, per le strade sfrecciano Audi e Bmw, gli ATM sono all’uscita degli hotel e dei ristoranti e con pochi euro si può inserire nel proprio telefono una scheda sim da 50 giga, così da poter rimanere sempre connessi anche qui. Una cosa, sostanziale, però non è per nulla cambiata: il sorriso dei birmani. Un sorriso puro, autentico, genuino e gentile, per nulla di circostanza – come invece quelli dei più famosi thailandesi, i loro vicini di casa.
Ovviamente attraversai la Birmania anche nel 2014 durante il mio giro del mondo e già avevo percepito che il grande cambiamento era in atto. Temevo fortemente che copiassero proprio l’impostazione thailandese, ma fortunatamente non è stato così: i venditori non ti assalgono e sebbene alcuni luoghi siano molto affollati di turisti, li si può ancora visitare in pace e tranquillità. Insomma non hanno per niente snaturato la loro cultura per andare incontro al turismo, anzi.

I PICCOLI PUNTINI DELLA VITA
Ma perché questo piccolo paese, culla del buddismo, mi ha portato fin qua oggi? Semplice, quando tornai da quel viaggio nel 2010 mi accorsi che viaggiare era la mia unica ragione di vita. Mi ero confrontato davvero con la popolazione locale, ero tornato arricchito di idee e di confronti culturali. Avevo appoggiato il mio primo mattoncino. Ma più di ogni altra cosa ero una persona migliore: verso me stesso e verso gli altri.
Durante i primi mesi del mio giro intorno al mondo, nel 2014, la vecchia Birmania aveva invece rappresentato l’ostacolo più grande del mio girovagare senza aerei perché la sua frontiera, provenendo io dall’India in quel frangente, era praticamente impossibile da attraversare. Ce la feci con una discreta fortuna ed ero così felice, ma non appena valicai quella linea politica immaginaria e calpestai il suo suolo una telefonata mi cambiò radicalmente la vita.
PRIMA E DOPO
Fa strano che proprio nel giorno dell’anniversario della fine del mio giro del mondo, mi sono ritrovato esattamente dove lasciai il mio ultimo sorriso spensierato. E sì perché ci sono sorrisi e sorrisi.
E c’è un tempo preciso in cui finisce la spensieratezza: la mia è finita poco distante dal ponte di Mandalay, il 27 dicembre 2014, quando da quel giorno nulla è stato più lo stesso.
Ero felice come non mai, avevo appena attraversato la frontiera più difficile del mio viaggio intorno al mondo, ero al cospetto di questo antico e lungo ponte di teak in un luogo magico e sospeso tra i pensieri, fino a quella chiamata. Una telefonata che ha segnato nitidamente un prima e un dopo: la telefonata che mi riportò a casa per assistere alle ultime settimane di mio padre ammalatosi improvvisamente. Ma come dice un’amica, non bisogna permettere ai brutti ricordi di rovinarci luoghi o date.
Quindi io in Birmania, in Myanmar, ci sono tornato proprio a distanza di un anno da quella fatidica data, ho osservato, ho ricordato, ho pensato a mio padre, e ho mandato un bacio lassù.

"Abbi cura dei tuoi ricordi perché non puoi viverli di nuovo" è una citazione di B.Dylan