La grande barriera corallina

Visitare la Grande Barriera Corallina significa letteralmente immergersi in un mondo completamente diverso con annesse tutte le sue dinamiche e relazioni. Rispetto ad altre barriere coralline quella australiana é la più grande in assoluto, può essere osservata fin dallo spazio. I colori non sono quelli del Mar Rosso, ma ormai ne ho compreso che questi derivano dall’ambiente esterno all’acqua e non tanto da quello sommerso. Se immergersi a Rãs Mohamed pare di immergersi in un cartone animato é perché il Mar Rosso é come un immenso lago, dall’alta salinità e dove il sole splende per oltre 350 giorni all’anno.

Nell’altro emisfero invece, l’Australia, si distingue invece per averne protetto la fauna permettendo a chi si immerge di poter immaginarsi dentro alla vasca di un acquario.

COME IN UN ACQUARIO

Questa é senza dubbio la sensazione che si prova anche solo facendo snorkeling a pelo d’acqua: milioni di pesci dalle più diverse dimensioni non si curano affatto di voi e nuotano felici e curiosi. Pesci Napoleone, tartarughe, squali, razze, cernie, pesci pappagallo, palla e pagliaccio.

Quello che mi ha colpito sono stati soprattutto gli squali, mai, nemmeno in Sudan ne avevo visti così tanti senza immergermi in profondità.

LA MIA SFORTUNATA ESPERIENZA

Sognavo da tempo di immergermi in questo tesoro sommerso in quanto la prima volta che vi giunsi, nel 2005, ancora non possedevo il brevetto subacqueo. Ora ci arrivo con quasi 200 immersioni alle spalle e una esperienza che tocca ogni angolo del globo.

É una doccia gelata pertanto quando ricevo la notizia che, a causa del diabete, non posso immergermi. In nessun angolo del mondo me lo avevano mai proibito ma il Queensland, lo stato federale australiano dove mi trovavo, ha regole molto rigide in tal senso. Non sarebbe nemmeno bastato nemmeno il classico certificato medico internazionale, ne sarebbe necessitato uno appositamente rilasciato da un medico PADI. Se da un lato tutto questo é se vogliamo corretto, dall’altro cozza inesorabilmente con il fatto che per immergersi si fa una sorta di autocertificazione e quindi, a saperlo, mi sarebbe bastato tacere il problema. Ma non sono quel tipo di persona anzi, dopo un’iniziale nervosismo ho accettato la cosa è mi sono infilato muta, maschera e snorkel per godermi lo spettacolo.

SHARK IN THE DARK

Muta intera anche per gli snorkelisti sì perché in questa stagione vi é il grande rischio della box jellyfish, la cubomedusa, ovvero l’animale più letale al mondo. L’Australia é popolata da tantissimi di questi animaletti letali è il mare ovviamente non fa eccezione, anche se, ovviamente, parlando di mare il pensiero va allo squalo bianco, la grande minaccia di queste acque. Ma non in barriera corallina dove invece é popolato di squali grigi, a pinna nera o a pinna bianca. La sera si raccolgono intorno alla barca per gli inevitabili scarti di cibo riversi in mare e l’occasione a quel punto é straordinaria per appoggiarsi ad un piccolo ponte immerso nell’acqua dal quale vedere a pochi centimetri  gli squali in azione. Emozione e adrenalina perché vedersi avvicinare da quella pinna dorsale fa sempre un certo effetto.