"Ci sono viste al mondo dinanzi alle quali uno si sente fiero di appartenere alla razza umana. Pagan all'alba è una di queste" così descriveva la valle dei templi di Bagan un mostro sacro della letteratura e narrativa di viaggio italiana, ma, oserei dire anche mondiale, Tiziano Terzani.
Lui che dell'Asia fu un esperto conoscitore, si commosse di fronte a tale vista e noi, che altro ormai non siamo che timidi viaggiatori che provano semplicemente a non uniformarsi al turismo di massa, non possiamo fare altro che unirci a questa commozione. Di anni ne sono passati, la dittatura è caduta e oggi la Birmania, che bisognerebbe chiamare con il suo nome originario Myanmar, ha aperto le porte al turismo, ma fortunatamente responsabile.
Le mongolfiere nel cielo
Uno degli esempi più evidenti del turismo sostenibile in Myanmar è manifesto nelle mongolfiere che riempiono il cielo sopra i templi ogni alba. In cappadocia le mongolfiewre sono centinaia intasando letteralmente il cielo. Qui invece, complice una tassa molto alta imposta dal governo, non sono che una trewntina in alta stagione. Per altro è una delle esperienze piuù belle da fare nel mondo intero, io che ne ho potuto ammirare tanti e innumerevoli angoli il volo sopra i templi di Bagan è stata una delle esperienze piuù belle e coinvolgenti di tutta la mia vita. Guarda il video qui sotto per rendertene conto.
Il lago Inle
Un luogo altrettanto magico in Myanmar, sebbene meno scenografico, è il lago Inle che, con il suo microcosmo galleggiante resta uno degli esempi più genuini e autentici della vita rurale birmana. Certamente anche qui il turismo ha condizionato e non poco la situazione, ma sempre, a mio avviso, in maniera più responsabile e meno impattante degli altri stati del Sudest Asiatico come ad esempio la Thailandia. È vero, i pescatori ormai sono lì per finta, simulano la danza sulle barche con le reti al tramonto per guadagnare qualche spicciolo, ma per il resto è rimasta ancora una esperienza tutta da vivere. Anche le famose e controverse donne giraffa: in Thailandia vengono rapite, chiuse e segregate come in un circo dove ai turisti viene fatto pagare un biglietto per poterle vedere e fotografare. Qui quantomeno non succede questo, accade solamente che a prendersene cura siano dei negozi galleggianti che ovviamente le usano a mo' di vetrina. Moralmente discutibile, sono d'accordo, ma decisamente meglio che le "prigioni" thailandesi.
La grotta di Pindaya
E poi in questo viaggio ho avuto anche la possibilità di conoscere un luogo nuovo che mi ha letteralmente fatto innamorare ed emozionare: la grotta di Pindaya. doveva essere semplicemente una sosta sulla lunga strada per tornare a Yangon e rientrare in Italia, ma invece si è rivelata la sorpresa di questo viaggio. Circa 8000 buddha custoditi negli anfratti di una montagna oltre ovviamente ad una stupe dorata. Mi sono seduto, ho meditato a lungo e ho sentito il benessere e la pace entrare dentro il mio corpo dissetando la mia anima.
Che dire quindi, il ritorno in Myanmar è stato emozionante, forte a tratti. Il ritorno sul ponte di Mandalay e i brutti ricordi che mi evocava, l'incontro con la mia guida a Bagan di dieci anni prima che da ragazzino è diventato uomo, la vita rurale sul lago Inle e infine questa magica grotta. Andateci e visitate la Birmania, prima che sia troppo tardi.
Qui sotto trovate invece il video del primo episodio e se ve lo siete persi cliccate qui per l'articolo!
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