Bhutan 2

Il Bhutan è considerato da tanti il paese più felice al mondo e nello scorso articolo vi ho raccontato alcuni dei perché fondamentali per essere riconosciuto tale e vi ho pure anticipato che tutto ciò è grazie anche e soprattutto alle sue politiche di preservazione culturale da molti anche criticate.

 

Non è un paese per poveri.

Di sicuro la popolazione del Bhutan non soffre la fame, anzi. Ognuno ha sempre qualcosa nel piatto e quello che ha è biologico e non contaminato, nessuno è senzatetto e a nessuno verranno mai negate cure mediche specialistiche gratuite.  Ma di sicuro non sono poveri i turisti che visitano queste terre o quantomeno non lo erano al momento dell’acquisto del viaggio, forse dopo si. Per entrare in Bhutan infatti è obbligatorio al fine del rilascio del visto partecipare a un viaggio organizzato da una agenzia governativa Bhutanese al costo fisso di 240 dollari al giorno. Inclusi sono sempre gli alloggi in pensione completa, i trasporti e una guida. Sembrerebbe uno stato come il Tibet ma in realtà la situazione è ben diversa perché nel caso del Bhutan non lo si fa per non fare vedere determinate cose ma solo ed esclusivamente per garantire una buona riuscita del tour e assicurarsi un buon indotto di tasse che altrimenti verrebbero chieste alla popolazione. A questi 240 dollaroni al giorno occorre aggiungere 40 dollari di visto e addirittura 445 dollari per il volo Katmandu- Paro. Ah, dimenticavo, pure 10 dollari al giorno come vera e propria tassa. Eccolo il costo di questo piccolo Eden, la bellezza di 250€ al giorno per godere di campagne, boschi, cibo salutare e gente presa bene.

Un confronto con il Nepal

È inevitabile per una persona come me che ha trascorso tanto tempo in Nepal e che spesso si è occupata di natura e politiche green fare un confronto tra queste due realtà così simili ma anche così tanto diverse. Il Bhutan è il Nepal che sarebbe potuto essere ma che non è mai stato. E questa cosa fa incazzare da morire. Non è possibile osservare inermi una società ingiusta e corrotta come quella nepalese dilaniare le sacre montagne Himalayane e i suoi fiumi con inquinamento sfrenato e cementificazione senza tregua. Riempire i propri terrazzamenti di vero e proprio veleno per raccogliere verdura e frutta inodore e insapore. Il confronto è impietoso e riempie il cuore di rabbia verso appunto quello che poteva essere e invece non è stato.

Il Bhutan ha anche dei difetti

In maniera del tutto sincera devo anche ammettere che c’è stato qualcosa che mi è piaciuto meno: essendo una realtà per visitatori ricchi e per lo più pensionati è assolutamente normale che il Bhutan appaia spesso come “impacchettato” o poco autentico e genuino. Quello che non accade invece nel vicino Nepal dove tutto invece è assolutamente autentico pur nei suoi difetti.  Il Bhutan è la bella donna da copertina, il Nepal è invece quella sfrontata ragazza piena di difetti che ci fa invece perdere la testa.

 

Trovi i miei pensieri sul Bhutan anche in inglese con questo articolo scritto per un magazine australiano