La cosa che più conta di un viaggio è non smettere di viaggiare

Kathmandu

Sono arrivato dopo circa quattro ore dal confine catapultato nella caotica Kathmandu.
Il Nepal è sporco, povero e incasinato. Ma è bellissimo: per le vie della città si respirano profumi di mercati, di spezie, di cibi; gli edifici sono rossi e grigio scuro, ma vi sono tocchi di colore qua e là, tessuti, tende, oggetti di artigianato, maschere, ornamenti. Ovviamente negozi di souvenir ed elettronica, baba finti e guide improvvisate, ma il centro è ancora vissuto dagli abitanti locali, casta per casta, per cui si trovano ancora vecchi negozi e botteghe.

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Contano le cose meravigliose che incontriamo sul nostro cammino

Tibet

A Lhasa c’è molto altro oltre al Potala Palace tra cui tutto il centro storico, ricco di templi, statue ed altari, e anche appena nei dintorni della capitale si ergono monumenti e monasteri sulle alte montagne da lasciare senza fiato.
E oltre la capitale c’è tutta quella zona che mi accingo a visitare attraverso la Friendship Highway, una strada di 806 chilometri che collega Lhasa al confine con il Nepal. Il termine della strada è un piccolo ponte, il “ponte dell’amicizia”, che è la vera frontiera tra questi due paesi. Dal mio punto di vista è un passaggio carico di molti significati perché è il mio primo attraversamento a piedi di una frontiera. Le altre frontiere infatti sono state tutte superate su diversi treni con gli ufficiali di dogana che salivano sui vagoni, controllavano, scambiavano due battute, timbravano e scendevano. Ora è profondamente diverso e sono emozionato all’idea, l’intero mio progetto è costruito intorno a questi passaggi.

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I desideri hanno le forme delle nuvole

Lhasa

Un gran trambusto mi ha svegliato il secondo giorno sul treno che da Chongquing mi stava portando a Lhasa, la capitale del Tibet.
Erano i miei compagni di viaggio cinesi, tutti esaltati perché di li a poco avremmo passato il punto più alto della tratta ferroviaria ad oltre 4700 metri di altezza.
Il paesaggio fuori non rende assolutamente l’idea in quanto sembra una pianura simile a quella mongola, ma anziché verde, era gialla e marrone chiaro. L’Himalaya è così, sale piano, si assesta su altopiani e poi arrivano i giganti, vette che superano ampiamente i 6000 metri, con quelle più alte come l’Everest a sfiorare i 9000 metri.

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Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo

Monte Emei

“Tutto è diventato cosi’ facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se è legato a uno sforzo”
Scriveva così Tiziano Terzani nel suo libro “Un Indovino Mi Disse”, un libro che mi ispirato tantissimo nell’intraprendere questa avventura.

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Xi'an e i suoi tesori

Xi'an by night

Ho lasciato Ping Yao verso sera e mi sono diretto verso la stazione dei treni. Ho vissuto due giorni belli ed intensi, ma è già tempo di volgere verso Xi’an ed il suo famosissimo esercito di terracotta. Ho sentito pareri controversi riguardo questa città e la sua più importante attrazione: c’è chi ne parla male, riferendo di essere rimasto deluso dall’esercito di terracotta e dalla città stessa e chi invece ne è rimasto affascinato sia dall’uno che dall’altra.

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Una cartolina dalla Cina antica

Ping Yao

Tra una bottiglia di Tsing Tsao e l'altra, una delle prime sere passate a Pechino ero con alcuni architetti italiani che hanno trovato opportunità di lavoro presso la capitale cinese. D'un tratto chiedo loro quale potesse essere una meta non convenzionale e che mi permettesse di entrare in contatto con la vera Cina di un tempo. Diverse le opzioni proposte, ma una in particolare colse la mia sopita attenzione per una domanda che avevo posto più che altro per fare un po' di conversazione. Si trattava di Ping Yao, città nel mezzo tra Pechino e Xi'an, quest'ultima destinazione già fissata nell'itinerario per via dell'esercito di terracotta. Mi viene descritta come un bel complesso architettonico, ancora perfettamente conservato da centinaia di anni.

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Pechino per me....

Pechino

Il cielo si fa sempre più grigio e simile a quello della mia pianura padana. L’afa, anche quella, inizia a farmi sentire a casa. Si boccheggia a Pechino già alle 9 del mattino. L’aria è inquinata e ai primi respiri già te ne accorgi. Le polveri sottili qui sono generalmente quattro volte tanto quelle delle nostre soglie di guardia.
La popolazione qui ha la pelle più chiara rispetto ai Mongoli e sono più minuti.

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Cieli azzurri e colline, praterie...

Mongolia

Praterie sconfinate, morbide colline, laghi, fiumi, cascate impetuose e sullo sfondo montagne innevate. E poi capre, mucche, yak , aquile, condor, falchi e migliaia di cavalli liberi, allo stato brado. E poi ancora i loro cuccioli. Tende circolari bianche, le Ger, riscaldate da stufe in ghisa in cui brucia legno misto a sterco, utilizzate per scaldare e per cucinare: dei veri e propri focolari domestici dai cui comignoli sfuma un bianco che colora l’orizzonte. Gente semplice, pastori, nomadi come l’uomo era all’origine, ospitali, sorridenti, curiosi. Antichi templi, vecchie rovine di un impero andato distrutto che incuteva terrore a tutto il mondo, luoghi sciamamici che si mischiano a templi buddisti. E poi deserto, polvere, sassi, sabbia e dune, cammelli e ancora le Ger.

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La Siberia, Irkutsk, il lago Baikal ed una roccia sciamanica...

Lago Baikal

Sono arrivato ad Irkutsk di prima mattina dopo tre giorni in Transiberiana e subito dovevo risolvere il problema del visto per la Mongolia. Purtroppo dall’Italia non avevo fatto in tempo a richiederlo e poteva essere un problema richiederlo direttamente ad un posto di frontiera. Invece, come letto da più parti su internet l’ambasciata mongola in Siberia è efficiente ed in un paio di giorni potrò avere sul passaporto il mio primo visto richiesto “sulla strada”. 

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Dov’è il telecomando? Cambia un po’ canale dai!

Transiberiana

“Il treno regionale 2122 delle 7.27 proveniente da Parma e diretto a Milano Centrale è in arrivo in ritardo al binario 3.”

Quante volte ho sentito quella voce dallo speaker della stazione di Piacenza. Tutte le mattine degli ultimi sei anni. Nella nebbia, al freddo, di corsa e sempre in ritardo, via, tutte le mattine a cercare un posto a sedere, carrozze freddissime d’inverno e caldissime d’estate. Avrei dovuto odiarli i treni. Invece quel paesaggio che scorre dentro al finestrino, come fosse in televisione, non l’ho mai veramente odiato. Mi piace andare in treno, rilassa e lascia il tempo di riflettere.

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Из России с любовью

Cattedrale di San Basilio

Sul treno che da Varsavia mi ha portato a Mosca credo di aver assaggiato per la prima volta l’esperienza di un treno dell’ Est, sono partito alle 17 e l’arrivo era previsto per le 11 del mattino seguente. Mi sono trovato nello scompartimento con un ragazzo moldavo e con Andriy, un signore russo che si è da subito mostrato una bravissima persona. Andriy è un pendolare e fa spesso la tratta Varsavia – Mosca. Ingegnere, lavora tra Polonia, Germania e anche Italia. E’ stato pertanto facile fin da subito far conversazione, pur con le difficoltà del caso: i russi infatti, oltre che scrivere in un altro alfabeto, il cirillico, non parlano una parola di inglese. La notte è passata bene, Andriy mi ha offerto una cena nel vagone ristorante a base di una Salamka Sbornaje, una tipica zuppa della zona, e di una birra. 

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Che il sogno abbia inizio....

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https://www.youtube.com/watch?v=bieAO5aEVvo Svegliarsi in un ostello era una sensazione che mi mancava da troppo tempo. Questa sarà la mia casa nei prossimi mesi e forse anni. Una casa diversa ogni due/tre giorni e compagni di stanza diversi ogni singolo giorno. Stamattina mi sono svegliato nella mia nuova vita e faticavo a contenere il mio sorriso. Persone diverse, da tutti i continenti, giovani, meno giovani, bianchi, neri, occidentali, orientali, un meltin pot che non ricordavo. E’ bellissima l’atmosfera in ostello, ci si rispetta tutti e l’educazione regna. Siamo tutti sconosciuti, ma ci si saluta e si scambiano sempre due parole. Non si fa tanto per fare, ma perché tutti hanno sempre qualcosa da raccontare. La prima persona che ho conosciuto in questo viaggio è una ragazza australiana, di Sydney, che sta girando l’Europa da un anno. E’ un caso che proprio la prima persona conosciuta appartenga a quel continente a cui devo tutta la mia passione per i viaggi? Non credo, c'è un filo che lega tutti gli ultimi eventi della mia vita, un po' come i famosi puntini da unire citati nel famoso discorso di Steve Jobs. Mi sono svegliato dopo un periodo della mia vita sconvolgente, dalla decisione di dar vita al mio sogno a stamattina è stato un vortice di accadimenti, cose, persone, emozioni in cui mi sono lasciato travolgere e che mi ha caricato prima e stravolto poi. Sono arrivato a Varsavia dopo 28 ore spese tra treni, auto, bus e pulmini in cui sono letteralmente crollato, dormendo per la maggior parte del tempo. In pratica questa prima parte non me la sono goduta, ma poco importa. Mi sono goduto tutto l’affetto della gente, gli abbracci, i baci, gli auguri, gli incoraggiamenti. Ora è davvero iniziata l’avventura. Non vi nascondo che fino alla partenza del treno, domenica pomeriggio, avevo trattenuto tutte le lacrime, ma poi su quei binari sono crollato e per un attimo ho avuto paura. Ho capito davvero il senso di quel coraggio di cui mi avete parlato e che ho sempre rifiutato, sostenendo che la mia non fosse in realtà una scelta coraggiosa. Si è soli, una volta partiti, ed il mondo potrà darmi tutto o togliere tutto. Ho avuto paura che questa mia vita in solitaria mi possa portare ad isolarmi troppo con me stesso e non riuscire più a condividere emozioni con altre persone. L’ansia però è durata davvero pochissimo, stamattina ero in forma smagliante ed ho iniziato a vivere di quello che volevo da tempo: ostelli, posti da visitare, culture, persone, sbattimenti infiniti. Che bello. Che felicità. Mentre viaggiavo verso Milano, verso quel bus che mi avrebbe portato a Zurigo prima , a Monaco, a Praga e a Varsavia dopo, scrutavo l’orizzonte. Raramente in pianura padana ci sono giornate così terse e allora guardavo sognante le Alpi, e già mi immaginavo sull’Himalaya. Le Alpi, il primo confine, il primo di tanti traguardi. A darmi il benvenuto in questa nuova vita ci ha pensato poi una città meravigliosa che vi consiglio assolutamente di visitare: Varsavia. Varsavia è molto bella, verde e con interessantissime architetture. Inoltre è molto economica e sicura. La città vecchia e’ molto particolare, inoltre la popolazione mi ha accolto con gran sorrisi. Ora mi fermo un paio di giorni qui, per poi andare verso Mosca in treno, dove conto di arrivare giovedì. Questa è la parte più dispendiosa del viaggio perciò sto cercando di farla quasi di corsa.

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Ready to go...

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Mancano solo due giorni.

Probabilmente domani non riuscirò a pubblicare niente, preso come sono da questi ritmi frenetici prima di partire. Pazientate.

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Ehi tu, Insulina, vieni con me?

L'insulina... l'unica differenza tra me ed un qualsiasi altro viaggiatore in giro per il mondo. Come si traduce questa differenza? Innanzitutto senza l'insulina non sopravviverei a lungo, pertanto è ciò che ho di più importante nel mio zaino.

Per prima cosa una considerazione che è valida per tutto quello che è assolutamente indispensabile per il cammino: preservarsi dai rischi diversificando il più possibile i rischi stessi. Il primo rischio assoluto è essere derubati: per diversificare il più possibile viaggerò con tre diverse scorte di insulina  in tre diversi posti: avrò una scorta pari a circa sei mesi nello zainone, un'altra di circa tre mesi nello zainetto e quella di tre settimane nel marsupio. In questo modo ho diversificato al massimo il rischio consentendomi in caso di furto di poter avere il tempo di organizzare una spedizione dall'Italia, trovarla in loco oppure ahimè rientrare e fallire l'impresa.

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Con i piedi per bagaglio e il mondo per famiglia

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"In viaggio diminuisce il peso dello zaino ma aumenta il bagaglio delle nostra anima." così scrive Carlo Taglia nel  libro Vagamondo in cui racconta il suo giro del mondo senza aerei.

Lo zaino... per ogni viaggiatore rappresenta il compagno di mille avventure, è il vivo ricordo di esperienze incredibili. Ogni tanto ci parlo, e mi intristisce vederlo vuoto. Quando lo tiro fuori dall'armadio al contrario mi si riempie il cuore di gioia perché vuol dire che ormai ci siamo, sta per arrivare il nostro momento.

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Benvenuti su TripTherapy!

Mollare tutto ed inseguire i propri sogni, girare il mondo senza neanche un aereo, andare oltre i propri limiti fisici, riscoprire distanze e culture diverse. L'essenza del progetto TripTherapy, la cura del viaggio.

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