Viaggiare significa aggiungere vita alla vita

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25 dicembre 2014. Imphal, regione del Manipur, Nord Est India.

È Natale. Mi sveglio presto la mattina, come ogni giorno nella fattoria da dieci giorni a questa parte. Le connessioni qui sono pessime, riesco a malapena a controllare i whatsapp e le mail. Qui non c’è traccia del Natale, non un albero addobbato, non un babbo natale.
Ma babbo natale arriva proprio via mail: è metà mattina e inizio ad urlare di gioia. Ho appena ricevuto la mail che mi conferma l’emissione del permesso speciale per attraversare la frontiera indo- birmana. Non sto più nella pelle, la frustrazione dei giorni precedenti è finita, finalmente l’ultimo ostacolo per la realizzazione del mio sogno è caduto. Mi sento un bambino mentre scarta i regali e trova al suo interno il suo giocattolo tanto desiderato. È una giornata bellissima, nonostante sia a migliaia di chilometri di distanza. Mi manca la mia famiglia, ma li sento vicinissimi nella testa e nel cuore.
A pranzo sono invitato a casa della madre del ragazzo che mi ospita ed il pranzo è quello delle grandi occasioni. Sono vegetariano da circa sei mesi, ma accetto di mangiare carne quando sono ospite in segno di rispetto verso chi mi apre le porte di casa. Paradossalmente proprio in questa circostanza mi viene offerto un gustoso curry di carne che assaggio non senza fatica. Il sapore è buono, ma non riesco a riconoscerne l’origine. Si tratta di carne di cane e quando lo scopro quasi sento un conato. Ero riuscito ad evitare tutto questo in Cina e proprio ora che sono vegetariano mi capita questa spiacevole esperienza.
Anche questo fa parte del Natale più strano della mia vita.
La sera, complice il fuso orario, mi collego a skype da un internet point per salutare tutti i miei affetti. Mi dicono che stanno passando un Natale felice, nonostante la mia mancanza. Chiamo papà, mamma, nonna, mio fratello e poi gli zii e i cugini. Trovo il modo di riuscire a salutare anche i miei più cari amici e altri affetti. È bellissimo sentirli e la lontananza ci fa sentire vicini. Li trovo sereni ed è il più grande regalo che potessi ricevere.
Prima di andare a letto preparo finalmente lo zaino, all’alba del giorno dopo avevo un grande appuntamento: la Birmania.

Quando mi sveglio c’è ancora buio e fa freddissimo, la temperatura è intorno ai 5 gradi. Ho dormito poco, la frustrazione ha lasciato spazio alla tensione, sono ad un passo dal mio sogno.
Sulla strada per Moreh devo nuovamente superare i check point dell’esercito e questa volta, rivedendomi a distanza di dieci giorni, gli stessi si fanno più pesanti. Al penultimo un ufficiale mi chiama nel suo gabbiotto, in pratica subisco un interrogatorio. Mi dice che non posso proseguire perché non sono autorizzati far procedere occidentali che hanno l’intenzione attraversare la frontiera. Mi gela il sangue nelle vene, ma fortunatamente interviene il mio contatto locale che mi sta accompagnando, assumendosi la responsabilità di contattare direttamente l’agenzia birmana che mi aveva procurato il permesso. La telefonata ha esito positivo e procedo.

Arrivo finalmente a Moreh e inizio la trafila degli uffici immigrazione. Stringo forte il passaporto e scruto alla finestra il ponte che mi separa dalla Birmania. Parlo poco, sono concentrato ed attento. Alla fine arriva il timbro sul passaporto, le due frontiere si parlano e il contatto birmano viene a prendermi. Non trovo neppure il tempo di godere appieno del momento che mi trovo catapultato di la dal fiume, in terra birmana. Non mi sembra vero, ce l’ho fatta!
Sono felice ed elettrizzato, sogno ad occhi aperti tutti i prossimi passaggi delle frontiere nel sud est asiatico immaginandomi situazioni, persone e paesaggi.
Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta, continuo a ripetermi.

È bellissimo.

La Birmania appare chilometro dopo chilometro ben diversa dall’India appena lasciata. I carri trainati da buoi sono diversi e per le strade incomincio ad incrociare i locali, con la faccia pitturata di un giallino tiepido. È una crema naturale a base di legno di sandalo, utile a proteggerla dal sole. Portano cappelli rotondi a punta, quelli tipici del sud-est asiatico. Ho aperto una porta chiusa a chiave, sono finalmente in un nuovo mondo dopo oltre sei mesi tra India e Nepal.
Intorno a me, fiumi e campi coltivati, all’orizzonte montagne e giungla con piccole stupe buddiste a disegnare un presepe.

Non mi pare vero, mi sembra di vivere una realtà parallela. Riesco a tenere gli occhi aperti solo per lo stupore, poiché una volta scesa la tensione mi sento davvero stanco, pronto a cedere da un momento all’altro al sonno.

Dormo in una piccola città vicino al confine e il giorno dopo , di buon mattino riparto alla volta di Mandalay. Voglio arrivarci entro il tramonto, mi piacerebbe tornare su quell’antico ponte in teak dove quattro anni prima avevo colto uno dei tramonti più belli dei miei viaggi.
Le strade sono malmesse e per percorrere circa 250 chilometri impieghiamo nove ore.
Arrivo al ponte giusto in tempo e mi precipito subito a godermi quell’immagine.
Purtroppo quattro anni sono stati sufficienti per cambiare tanto, forse troppo. Ora al tramonto è super affollato e non si contano i turisti. È la prima volta dopo mesi che vengo a contatto con così tanti occidentali in un sito così piccolo.
Trovo un angolo poco incasinato e mi fermo a contemplare questo quadro dipinto dalla natura. l’orizzonte ormai è nero e il sole rosso fuoco. È pura poesia e in quel momento un monaco buddista mi si avvicina e iniziamo a parlare. È incuriosito dal fatto che sono arrivato fin li senza aerei e si complimenta per la mia determinazione.
È sera e finalmente dopo mesi ho la possibilità di dormire in un letto comodo. Ho un bell’hotel e già pregusto una doccia calda ed una sana e rigenerante dormita.
Sono alla reception e mentre iniziano a registrarmi mi faccio dare la password del wifi.
Sento un brivido lungo la schiena, ricevo messaggi via whatsapp, Facebook e skype da parte di mio fratello e mia mamma. “Chiama appena puoi è urgente”

Dieci secondi di respiri profondi, capisco che quella telefonata sta per cambiarmi la vita.

Papà è a rischio di vita e quindi decido immediatamente di tornare.
L’aeroporto di Mandalay è chiuso a quell’ora e così la soluzione migliore è prendere un taxi.
La corsa è folle fino a Bangkok e poi 14 ore di volo con il cellulare spento prima di arrivare a Londra prima, e a Milano poi. Temo di non riuscire ad arrivare in tempo, di non riuscire nemmeno a salutarlo, ma fortunatamente non è così.
In 30 ore sono catapultato dalla felicità al dolore, dalla Birmania all’Italia, da un hotel agognato per mesi al reparto rianimazione dell’ospedale.

28 Dicembre 2014, Piacenza, Italia.

A volte la Vita mette di fronte a delle variabili impazzite. Per otto mesi la Vita mi ha impartito insegnamenti e regalato emozioni per lo più indescrivibili.
Poi arriva il momento, quello del compito in classe a sorpresa, quello in cui mi trovo di fronte al momento più buio e difficile della mia esistenza.

Ma è anche questa una parte del viaggio nel mondo, nella Vita e dentro di me.

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25th of December 2014. Imphal, country of Manipur, North – East India.
It’s Christmas today. I wake up early in the morning, as I’ve been doing for the last 10 days in the farm. Connections here are awful; I’m barely able to check my e-mails and whatsapp. Here there’s no trace of Christmas, nor a festooned tree or a Santa Claus. Santa Claus comes through e-mail though: it’s in the middle of the morning when I start screaming for joy. I just received the confirmation e-mail of the special permission to cross the Indo- Burmese border. I’m looking forward to it, frustration of the previous days is over, finally the last obstacle to realize my dream has ceded. I feel like a child unwrapping his presents and finding his so desired toy. It’s a beautiful day, despite the fact I’m thousand kilometers far away from home. I miss my family but I feel them really close in my head and my heart. My host’s mother invites me for lunch and we have the special occasion lunch. I’ve been vegetarian for about six months but I decided to eat meat if I’m invited by someone to their home as a sign of respect. Paradoxically, a delicious curry meat dish is offered to me and I taste it gladly. The taste is good but I can’t recognize the origin. It’s dog meat and when I find it out I feel like vomiting. I was able to avoid all of this in China and now that I’m vegetarian I run into this unpleasant experience. This is a part of the strangest Christmas ever. In the evening, thanks to the jet lag, I use an internet point to skype with my relatives. I’m told they have been spending a happy Christmas even though they are missing me. I call dad, mom, grandma, my brother and uncles and cousins. I’m able to say hello to my dearest friends too. It’s so emotional hearing from them and despite of the long distance, I feel them close. Finding them peaceful is the best Christmas present for me. Before going to bed I pack because at the next sunrise I would have had a great date: Burma.
When I wake up it’s still dark and really cold, temperature is around 5 degrees. I haven’t slept much, frustration leads the way to tension, I’m a step away from my dream. On the way to Moreh I have to pass army’s check points again and this time, looking at me after 10 days, they get heavier. At the second to last, an official calls me to his booth and he makes me a questioning. He tells me that I can’t go on because they are not authorized to let westerns crossing the border. I was petrified but fortunately my local contact, who was going with me, called the Burmese agency which had given me the permit. The phone call has a positive outcome so I can proceed. I get to Moreh and I start the procedures of the immigration office. I grip strongly my passport and I scrutinize out of the window the bridge that keeps me apart from Burma. I talk a little, I’m happy and alert. After a while I got my stamp on the passport, the two borders talk to each other and my Burmese contact comes to get me. I don’t even have the time to enjoy the moment that I find myself thrown on the other side of the river, on the Burmese land. I couldn’t believe it, I made it!! I’m happy and thrill, I daydream all next steps in the south Asian borders, imaging situations, people, landscapes. I keep saying to myself: I made it, I made it!!
It’s awesome!
Step by step, Burma looks so different from India. The oxcarts are way different and I start to find local peoples by the streets, with a warm, yellow colored face. It’s a natural lotion derived from sandal wood good as screen protection. They wear round peaky hats, traditional of the south-east Asia. I opened a locked door, I’m finally in a new world after six months between India and Nepal. Rivers and cultivated fields surround me, mountains and jungle on the horizon with little Buddhist statues creating a manger scene. I can’t believe it, I feel like I’m leaving a parallel reality. I can keep my eyes open just for the astonishment, because after tension has fallen down, I feel very tired as I could cede in a moment. I sleep in a small town near the border and the day after, in the early morning, I leave for Mandalay. I want to get there before the sunset; I would like to go back to that teak bridge where, four years ago, I attended to the best sunset I’ve ever seen. Roads are messy and to cover 250 km I take 9 hours. I arrive to the bridge just in time to enjoy the natural picture. Unfortunately, there have been a lot of changes in 4 years, too many. At the sunset is crowded and tourists are innumerable. It’s the first time after months I meet so many westerns in such a small spot. I find a small corner less crowded and I stop here to contemplate this picture painted by nature. The horizon is black by now and the sun is bright red. It’s pure poetry and in that moment, a Buddhist monk stops by me and we start talking. He’s intrigued by the fact I got there without flights and he congratulates me about my determination. It’s evening time and finally, after months, I have the chance to sleep in a good bed. I have a good hotel and I’m foretasting a hot shower and a healthy and reinvigorating sleep. I’m at the reception signing in and I ask for the wifi password. I feel a thrill along my back. I receive whatsapp, Facebook and skype messages from my brother and my mom. “Call as soon as you can, it’s urgent”. Ten seconds of long, deep breaths; I understand that the next call is going to change my life. Dad is in danger of life and I decide immediately to go back. Mandalay airport is closed at that time and so the best solution is taking a taxi.
A crazy run to Bangkok and then 14 hours of flight with switched off phone before getting to London and then before landing in Milan. I’m afraid to get there too late, not to say him goodbye, but fortunately it’s not like that. In 30 hours I’m thrown from happiness to suffering, from Burma to Italy, from a craved hotel to the emergency room of the hospital.

28th of December 2014, Piacenza, Italy.
Sometimes though, life sets us before crazy and ungovernable variables. Life gave me teachings and indescribable emotions for eight months. Then that moment comes, the surprised test, when I have to deal with the worst and darkest moment of my life.
Anyway, this is a part of the world trip, of Life and inside of me

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