Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente

Pur conoscendo bene il Marocco non mi stancherei mai di visitarlo. E così è capitata l’occasione di rivivere luoghi conosciuti in passato grazie al mio amico Mohamed conosciuto proprio in un viaggio passato in queste terre.
Lasciamo Marrakech all’alba per raggiungere l’imponente catena montuosa dell’Atlante che, in questo periodo dell’anno è completamente innevata. La strada è ripida e tortuosa e attraverso antichi villaggi berberi e piantagioni di argan giungiamo fin sul passo dal quale si può ammirare la pianura di Marrakech e, dall’altra parte, le montagne e i canyon verso il deserto del Sahara. Il paesaggio cambia in continuazione, dalle montagne innevate fino alle rocce grulle e infine alla valle di Draa, un immenso palmeto verde dove florida è proprio l’agricoltura. Sulla strada iniziamo a intravedere anche gli antichi forti, qui chiamati Kasbah e, su tutti, Ait Ben Haddou, il simbolo di questa zona del Marocco.
Luogo mistico e suggestivo, ambientazione di tanti film tra cui Lawrence d’Arabia e Il Gladiatore. È un vecchio castello costruito sulle pendici di un monte, con edifici la cui muratura è a base di sabbia, pietre e paglia. Camminare nuovamente tra quelle stradine in roccia è una bella sensazione a distanza di qualche anno. Sento quasi che questo viaggio intorno al mondo ha, in qualche modo, iniziato a svilupparsi proprio tra queste strade. Una linea sottile di congiunzione che ha raggiunto l’apice una volta tornato tra le dune del deserto. Non più selvatico come quello in Mauritania, ma ben più turistico e attrezzato. Ciononostante ancora in grado di regalarmi immagini oniriche al tramonto.
Marocco, tornare in queste terre mi ha dato come la sensazione di chiudere l’ennesimo cerchio.

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