Buon viaggiatore è chi non sa dove andrà; perfetto viaggiatore chi non sa donde venga

Mai come in questo momento sento il viaggio scorrere ad una velocità pazzesca. Cerco di viverlo suave, lento, scendendo nella profondità dei luoghi, cercando il più possibile di abbracciarne la cultura.
Ma non ci riesco, è tutto così sfuggevole. Troppo vicina la fine della mia avventura sudamericana, troppo presto salperò da Rio de Janeiro alla volta dell’Africa. Ed è troppa, già ora, la malinconia verso questa parte del mondo, la saudade è già più forte della voglia di attraversare l’oceano, toccare un nuovo continente e, perchè no, anche della voglia di tornare a casa. Perchè in fondo proprio questo rappresenta l’ennesimo cargo mercantile: la fine di un’avventura, l’inizio del rientro.
Questi sono i pensieri che corrono nella mia mante mentre osservo il mare dall’alto delle rocce sulla spiaggia di Pipa, uno dei luoghi più affascinanti visti in Brasile. Guardo il mare e tra le onde vedo danzare una decina di delfini. Ho trascorso tutto il giorno a nuotare con loro anche se non si facevano avvicinare, ma forse proprio questo è il suo lato più bello e genuino. Sono li, con la vista puoi solo sfiorarli e questo è sufficiente perchè la mente ne accarezzi l’idea e si lasci trasportare. Questi pensieri mi colgono anche perchè già l’indomani devo volgere verso sud e raggiungere l’ennesima città: Recife.
Rientro in posada e incontro un ragazzo che avevo incrociato sulla barca che da Manaus mi portava a Belem. Ecco le correnti universali che ritornano: deve pur significare qualcosa e quindi accetto di buon grado l’invito a uscire per cena la notte stessa. E non mi sbagliavo.
È un ragazzo brasiliano di San Paolo che sta scendendo via terra verso sud, fino allo stato di Bahia. Stesso tragitto, quasi il medesimo itinerario, esattamente ciò di cui avevo bisogno per poter approfondire maggiormente la cultura locale. Gli dico del mio piano di andare a Recife, ma lui mi blocca raccontandomi di una piccola città alle porte della metropoli del Pernambuco. Si tratta di Olinda, la città più famosa del Brasile per quanto riguarda il carnevale. Ebbene sì, non la grande Rio, bensì una piccola antica città dalle case coloratissime e le vie ciottolate alle porte di Recife.
Non ci penso due volte, il giorno dopo divido il viaggio insieme a lui con destinazione Olinda. Arrivo che è quasi sera, la città è diroccata su di una collina. Nel piazzale di una chiesa si può godere di un tramonto mozzafiato.
La città è calma e tranquilla, si anima solo a carnevale e durante i fine settimana. La gente è piacevole e ha un sorriso contagioso. Mi ricorda Sao Luis, senza tuttavia l’alone di pericolosità della città maharanhense.
Il giorno dopo mi alzo presto, saluto il mio amico che si sposta verso le spiagge più a sud. Lo ringrazio, ma ho bisogno di vivere le mie giornate e i miei spostamenti più lentamente e poi questo luogo nasconde mille prospettive da immortalare in video e foto, ho l’energia a mille.
Arrivo nel parco di fronte alla chiesa principale e mentre manovro con la telecamera una ragazza, incuriosita, mi chiede cosa stessi facendo. Resto molto colpito dal suo sorriso e la sua semplicità. Lei è di Rio de Janeiro, ma sta studiando qui a Recife. Si offre di volermi mostrare gli angoli meno conosciuti di Olinda e ovviamente accetto senza batter ciglio. Mi racconta del carnevale, che qui in Pernambuco è ancora quello tradizionale, di strada, lontano da quello di Rio divenuto ormai uno show. Mi racconta di costumi e tradizioni che ancora non conoscevo del Brasile. Mi racconta delle favelas di Rio, da dove lei proviene. Camminando arriviamo in spiaggia e ci rinfreschiamo con un bagno. Vengo invitato a pranzo a casa della zia e ovviamente accetto.
Assaggio piatti squisiti, cibi che mai avevo trovato nei chioschi o nei pochi ristoranti visitati fino ad oggi. In questa zona del Brasile, per esempio, è fortissima la presenza di cous cous, utilizzato come accompagnamento di qualunque piatto.
Scambio qualche racconto con la zia e poi nel pomeriggio ci rechiamo a Recife dove mi porta a visitare alcuni musei tra cui quello dedicato ai cangaceiros e alla loro centenaria cultura e una esposizione dell’artista moderno Ozi, originario proprio qui del Pernambuco.
La sera usciamo e mi ritrovo in bar dove non c’è nemmeno l’ombra di una persona non brasiliana.
Balli e caipirinhas.
In meno di due giorni sono passato dai mille dubbi legati al vivere rapidamente luoghi e passaggi senza poter assaporare la cultura ad essere completamente coinvolto nella cultura stessa e carpirne tanti dettagli a me sfuggevoli.

Trascorro tre giorni tra Olinda e Recife e poi giunge il momento di tornare nuovamente sulla strada, scendere verso il meraviglioso stato di Bahia e avvicinarmi a Rio. Già proprio Rio de Janeiro.
Correnti universali.
Ho deciso che in queste settimane non viaggerò più da solo per il Brasile.

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